mercoledì 29 giugno 2011

Carovana ciclistica Milano-Roma / 8

Illuminato dai consigli e dalle citazioni della letteratura scientifica del carovaniere dott. Guido Basilisco, al  mattino a colazione dico un no definitivo a qualsiasi integratore energetico e recuperante. Regalo il barattolo di aminoacidi ramificati (di sapore una vera schifezza) ad Alessandro che li sta prendendo.
Lunedì 13 giugno è la volta della quarta tappa, la più dura. Si va da Firenze a Pienza, per un totale di 127 Km: un continuo saliscendi, per un dislivello totale di circa 1900 metri. Il paesaggio è uno dei più incantevoli del mondo, chissà se ci sarà il fiato per soffermarsi ad ammirarlo. Oppure se, nello stile di Alfred Jarry, scorreremo dentro questi scenari senza toccare nulla, perché il cicloturista in parte non può, in parte non vuole. Si passerà per Siena e si percorreranno alcune zone dell'Eroica. Vedremo se la Toscana farà pagare la mia scelta, più incosciente che spavalda, di rapporti duri e di una pesante bici d'acciaio.  
Si inizia a pedalare, sono sempre parecchio incazzato per non aver votato. Che dicono i sondaggi? Sarà raggiunto il quorum? Il margine è stretto. Non ho avuto tempo per rimediare notizie fresche: quelle più importanti ce le dice qualcuno a cui giungono le notizie sul cellulare. La burocrazia ci ha mangiato almeno 16 voti.
Arriviamo a Verrazzano, patria del navigatore Giovanni (1485 ca.-1528 ca.).
Piccoli marinai e grandi navigatori di solito nascono vicino al mare. Giovanni invece no, è stato partorito nell'entroterra, in Val di Greve. Come agli inglesi, costretti in un'isola con la nebbia e il freddo, che hanno colonizzato tutto il pianeta, portando in giro i loro usi e costumi e rompendo parecchio i coglioni (ma con stile anglosassone), a Giovanni la terra andava stretta. Il celebre navigatore compì le sue esplorazioni per conto della Francia.
Le salite sono una condanna. Il gruppo si sfilaccia.

Ognuno cerca il proprio passo e quando lo trova non sta a guardare dove sono gli altri. La testa del ciclista fissa ipnotizzata l'attacco del manubrio. mentre il corpo suda, la mente cerca di stare nel presente, in quel metro che stai percorendo senz pensare ad altro. Meno che mai ai chilometri e alle salite da fare; e neanche a quelle fatte. Si evoca la famosa frase di Pantani ("Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia") e il motorino di Cancellara diviene una vera e propria ossessione. 
La stanchezza prolungata, quando non vedi la fine, fa strani scherzi. A me vengono in mente canzoncine semplici, per bambini, oppure reminiscenze dell'infanzia, tipo Winnie the Pooh o Furia, però velocizzate. 
Altri carovanieri mi dicono che contano i numeri, dividendoli in gruppi e ripetendoli.
"Tu stai zitto sono il capo dei banditi, sono lo sceriffo io, ma su Furia si sta anche in tre". Viva la furia del west cintura di karate"  "Mezz'ora sarei il capo dei moicani". "Sono Davy Crockett io". 
Salite, salite. Il bello è che le anche le discese sono un ostacolo, sia perché spezzano il ritmo, sia perché a volte sono ripide e richiedono molta attenzione. E poi, come ho già detto, la gamba si impigrisce subito. Sono tremende le salite dopo le curve, quando non te le aspetti. L'uomo è una brutta bestia, specialmente quando è stanco. Ma è ancora peggio quando non ha voglia di fare un cazzo.
All'ennesima salita al 18% sbotto e scendo dalla bici, esclamando: "Ma 'sti cazzi, i rapporti, ma vaffanculo!". Mi faccio venti metri a spinta, gli unici di tutto il viaggio. Non me ne frega niente. Il 38 x 22 mi ha mandato in bestia il corpo. Anche i ciclisti di un tempo andavano a spinta, non c'è nulla di disonorevole. Soprattuto quando la velocità sui pedali è la stessa che raggiungi spingendo la bici. Comunque rimonto in sella. Arriviamo in un paese (sinceramente ora non mi ricordo quale).
Ci sono altre due bici d'acciaio in carovana. Una è quella di Giulia, della Fiab di Milano, l'altra è quella di Augusto Castagna, il tenacissimo veterano del gruppo, che non molla un metro.
Si arriva a Siena. Mi ricordo quando l'anno scorso siamo andati a Ciclomundi con le ciclofficine, partendo da Roma: una bella esperienza anche quella.

A Siena succede una cosa strana. Arriviamo in Piazza del Campo e ci troviamo come di fronte a uno specchio. Un gruppo di ciclisti in maglia bianca disposto in formazione. Noi pure siamo in gruppo, mentre arriviamo al margine della piazza. "Chi sono questi?", ci chiediamo. Pure loro si saranno fatti la stessa domanda. Il risultato è strano. Dopo un attimo di disorientamento, ci mischiamo e cominciamo a fare casino. Il gruppo sta partendo per Roma, dove arriverà in due tappe.
Nonostante le colline, Marcarini è imperturbabile come un personaggio di Quentin Tarantino


I gruppi di ciclisti si confondono. Sulla destra, il fotografo Trovati
Augusto, con la sua bici d'acciaio, è un pedalatore eccezionale.


Arrivano gli sposi, due americani credo, che sembrano Ken e Barbie. L'occasione per fare altro casino, inscenando un arco di trionfo. I due sposi sono estasiati. 
Siccome il tasso di cazzeggio fra i ciclisti è elevatissimo, nasce subito l'idea di andare in giro (a pagamento o comunque spesati) tipo circo di Buffalo Bill per esibizioni, feste, spettacoli acrobatici. Vengo destinato subito al ruolo di uomo cannone (con tutta la bici).
E ora lasciamo parlare alcune immagini della Toscana, in questa indimenticabile tappa. Indimenticabile in tutti i sensi. Devo dire che in qualche momento ho pensato che Paolo Tagliacarne poteva mettere qualche salita di meno. L'Italia che abbiamo visto è un paese molto vario, pieno di sorprese e di angoli misteriosi, in cui avrei voluto soffermarmi qualche giorno. Adesso che mi sono riposato, penso che Paolo abbia fatto bene a farci passare dove ci ha fatto passare e che, nel corso degli anni, le salite, le strade strette e polverose preservano il territorio più delle associazioni ambientaliste. 
Porca miseria: si raggiungerà il quorum?
 




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