lunedì 31 gennaio 2011

La graziella Sabrina e Rainer Ganahl / 3


Sabrina alla partenza per Bologna, con il bagaglio (circa 4.5 Kg di zaino)

Sabrina è molto bella, ma ha un pessimo carattere. Nel senso che se ti distrai un attimo, rischi di ritrovarti per terra. Rispetto a una bicicletta normale, la risposta al minimo spostamento del manubrio appare subito esagerata. Non solo a causa delle ruote da 20”, ma anche per via del manubrio dritto, che ho preso da una mountain bike da bambino e dalla quasi totale assenza di “pipa” nell'attacco manubrio. L'attacco, infatti, è quello originario: un tubo che entra nella serie sterzo (anche qui ho lasciato quella originale, per non far aumentare il peso) e ha una curvatura minima. Questa scelta deriva dalla necessità di ridurre al massimo l'ingombro del mezzo, anche quando è intero. All'inizio non è stato facile fare amicizia con Sabrina. Ma dopo averne percepite e assimilate le caratteristiche, e anche i suoi limiti, è davvero uno spasso pedalarci.
Ho tolto subito le orride pedivelle a chiavella (ovvero a zeppa), che saranno pure filologiche, ma sono una vera condanna. Ci aiutano a capire quanta fatica facevano i padri del ciclismo. Vanno bene per le signore e per passeggiate tranquille. Al movimento centrale ho montato un perno quadro, una guarnitura da mountain bike a 44 denti. Freni Miche da passeggio, in alluminio. Ganasce dei freni d'alluminio, quella davanti ha l'attacco della guaina dalla parte sbagliata e quindi il cavo fa un giro tortuoso: appena trovo la ganascia giusta la sostituisco. Copertoni Schwalbe Marathon, spessore 1.35 pollici, rinforzati. Ho parlato dei copertoni più adatti alla graziella con uno dei massimi esperti mondiali del settore, Livio. Il discorso era questo: vale la pena comprare un copertone economico, che dura sei mesi? No, non vale la pena. Sommando il costo di diversi copertoni economici, la spesa nel tempo risulta più alta, è più facile forare, il copertone t'abbandona all'improvviso e ti lascia a piedi. Anche a livello d'impatto ambientale, è molto meglio un copertone buono che cinque di cattiva qualità. Questi Schwalbe costano un po', ma sono eccezionali; montarli però è un'impresa. Si spera che con l'andar del tempo si allentino un po': certo se forassi in mezzo alla strada sarebbe la fiera del turpiloquio e ci vorrebbero quattro levagomme per togliere il copertone. Completa il tutto un tubo sella d'alluminio, abbastanza lungo da permettere una posizione decente, quindi non con le ginocchia tra i denti, come sarebbe stato con il tubo originario. E una sella da 12 euro, col buco, molto comoda. Appendici d'alluminio sul manubrio che permettono di variare la presa e stare un po' più alti col busto, visto che Sabrina impone una posizione molto in avanti, quasi da corsa.
Alla ciclofficina ExLavanderia ho rimediato due cerchi d'alluminio da 20 pollici a 36 fori (mi pare che provenissero da una bmx da bambino) e ho costruito una ruota posteriore con un robusto mozzo da mountain bike. La ruota anteriore, invece, è ancora quella originale a 28 raggi, con cerchio di ferro. Costruirò con calma la nuova ruota, perché voglio provare a usare raggi d'acciaio, la cui misura dovrebbe essere a occhio 200 mm: un formato introvabile in commercio, per cui dovrò tagliarne 36 e filettarli uno a uno.
E ora veniamo al nuovo sistema di impacchettamento di Sabrina. Avevo bisogno di un telone leggero e poco voluminoso per non sovraccaricare un mezzo la cui relativa leggerezza avevo conquistato a fatica. Ho cominciato a gironzolare per negozi. La sacca specifica per bici è da escludere subito: è fatta per bici da corsa, pesa un sacco, è rinforzata con parti che non si piegano più di tanto. L'altra ipotesi sarebbe quella della sacca autocostruita in materiale impermeabile, con velcro. Invece qualche giorno fa mi sono imbattuto casualmente in un cappotto impermeabile, di quelli che usano quei busoni scureggioni degli scooteristi. Lo trovo nel reparto moto di un supermercato. Costa la bellezza di 36 euro, ma è un sistema pratico. Non pesa tanto e una volta rimontata la bici, si può anche indossare, ha quindi un doppio uso conveniente, se fa freddo; altrimenti si può usare per fare la sauna gratis. Ripiegato occupa poco spazio.
Quando si deve salire su un treno e si aspetta trepidanti che venga confermato il binario previsto, l'impacchettamento della bici deve avvenire con una certa rapidità. La bici tipo graziella si smonta in questo modo: si fa rientrare il tubo sella, si smonta il manubrio e si piega il telaio, assicurandosi di ristringere la vite e il dado, che altrimenti potrebbero perdersi. Si bloccano le parti mobili con dei cordini. Poi si dispone per terra il cappotto, ci si adagia dentro la bici, si piega tutto e si chiude con due elastici portapacchi che si fissano al portapacchi. Bisogna assicurarsi solo che la graziella non mostri sfrontatamente le sue grazie, in particolare la catena e la guarnitura, a un eventuale ferroviere zelante. Ma il fagotto tiene, è credibile, si prende in braccio, è piccolo ed entra facilmente anche nello scomparto bagagli dei treni ad alta velocità.
L'apparizione di questa meraviglia sdrucita e strana nei non luoghi metropolitani desta una discreta attenzione, in particolare in soggetti dediti in qualche modo ad attività meccaniche o tecnologiche. Le donne hanno un po' paura di Sabrina e dei suoi ferri sporgenti. Ma qualcuna sbarra gli occhi, anche perché si ricorda delle corse in bici nell'infanzia, mentre adesso non è più possibile: la famiglia, il lavoro, il traffico di queste città che ti mangia la vita e la calma. Impossibile, pensano, sbagliando, tornare a quei tempi.
Entrare e uscire dalle stazioni ferroviarie con questa vecchia graziella è una goduria. Con lo zainetto in spalla, si sorvola il mucchio di persone in attesa alla fermata dell'autobus, le lunghe penose file davanti ai taxi, con un bagaglio sproporzionato al seguito: una sola valigia, forse, ma pur sempre un trolley da 20 o 40 Kg. E una corsa in taxi costa almeno come un copertone di Sabrina: solo che il copertone dura 5 anni.

Arrivo a Bologna con la Sabrina, percorro via Stalingrado per recarmi ad ArteFiere. In termini di ciclabilità, Bologna dista da Roma quanto gli USA dalla Mongolia per l'industria aerospaziale.

Due telai abbandonati, purtroppo non posso prenderli

Un edificio della Fiera di Bologna

Devo partecipare a una tavola rotonda voluta dall'artista Rainer Ganahl, con cui entro in sintonia dopo 13 secondi.

Ganahl e l'umile redattore di questo blog a Bologna

Approfitto per conferire a Ganahl il "Rotazioni Award" 2011 per il suo lavoro creativo all'incrocio tra bicicletta, arte e politica: la collanina che ha al collo l'ho fatta io con un pezzo di catena e tante martellate. Ho insistito per portare dentro la fiera anche Sabrina, che si offre alla curiosità dei visitatori come un'opera d'arte. Dico che costa 100 mila euro. Parliamo con Rainer tranquillamente, in attesa degli altri ospiti, che sono Achille Bonito Oliva, celebre critico d'arte, Giovanni Carrada e Cristiana Perrella, curatori della mostra Happy Tech (che andremo a visitare più tardi). Anche Carrada appartiene alla Famiglia, nel senso che dopo un incidente in cui ha sfasciato la moto e anche un po' sé stesso, si è convertito alla bici, che usa intensamente a Roma. C'è pure Maurizio De Concini, amministratore di TCMobility, azienda di Bolzano che costruisce bici ibride, ossia a pedalata assistita, che ha offerto alcuni esemplari a un gruppetto di artisti per permettere loro di lavorarci su.

Bonito Oliva arriva per primo e ci indirizza uno sguardo un po' gelido. Dice che deve andare via presto, ecc. Poi invece si infervora e rimane, dice cose interessanti, parla di Duchamp, ecc. e ricorda che Mario Schifano amava la bici, al punto di far modificare la grande casa nel centro di Roma per andarci. Alcuni quadri di Schifano ritraggono bici.

Tralascio tutta una serie di questioni emerse nel dibattito. (Parlo di strapotere delle multinazionali del petrolio e dell'auto che hanno modificato le città e la vita civile, del fatto che l'auto elettrica ha 150 anni, ecc., il traffico e le soluzioni, un'idea pura di bici vieta anche gli ammortizzatori, ecc.)
Ganahl è anche un ciclista urbano e il suo progetto di città fifty-fifty (metà delle strade per le bici e metà per le auto) mi trova d'accordo. Alla fine non resiste: vuole provare la Sabrina. In fiera.

Andando via dalla Fiera in bici, diretti al centro, Ganahl vuole che provi la bici a pedalata assistita, un'esperienza interessante su cui potrei scrivere molto (ma non ora). Alla fine dice la Sabrina è interessante e che vorrebbe una bici così per girare per New York.
Nella fiera, dicevo che la TCMobility ha offerto alcune bici per uso artistico. Una è quella di Ganahl:


Tutti oggi vogliamo essere cinesi, la Cina è la nuova potenza mondiale che gestisce anche molte materie prime, per esempio le terre rare che servono a fare le batterie.
Un'altra ibrida è dedicata ai 150 anni del nostro Paese, credo:

C'era stato un altro pedalatore d'eccezione, nientemeno che Bonito Oliva che, inforcata al volo la bici, ha cominciato a girare per la fiera.

 


5 commenti:

Anonimo ha detto...

Luca,
da Tartybikes
http://www.tartybikes.co.uk/1920_inch_spokes/c94.html
hanno un disastro di raggi per 19/20" (ora in stock 170, 172, 175, 177, 180, 182, 184, 186 e 189, ad esempio), e sono estremamente gentili nell'aiutare le persone a trovare quello che cercano).
Un tentativo vale la pena di farlo, anche se, con quello che ho visto, temo che tu ci goda al pensiero di filettarteli, i raggi ;-)
Ciao, Carlo

Anonimo ha detto...

affascinato modifiche Sabrina.sella con buco centrale 12 euri ? ove ubicasi rivenditore ? gradita qualche ulteriore foto
mad max

luca ha detto...

Oh, ragazzi, vi vedo reattivi e interessati. Preparo uno speciale Sabrina con tutti i dettagli della sua sinuosa anatomia.

Carlo: si tratta di raggi inox o ferro zincato? In realtà, l'idea di tagliare, filettare e approntare l'invito mi alletta per i primi 10-12 raggi...

Max: la sella l'ho presa da un grossista, ti controllo la marca.

luca ha detto...

Caro Mav, la sella è merca velo
(http://www.velosaddles.com).

Anonimo ha detto...

Raggi: sono raggi in acciaio, penso siano disponibili anche quelli al titanio... si tratta di pezzi per bici da trial, se monti questi con la tua bici ci potrai anche saltellare da un paracarro all'altro (esistono ancora i paracarri?)
ciauz
Carlo