mercoledì 27 aprile 2011

La festa è finita: Obama taglia i sussidi ai petrolieri

Il presidente degli Usa, Barack Obama, ha inviato una lettera a Camera dei rappresentanti e Senato: «Noi possiamo prendere delle misure per impedire che nel lungo termine i cittadini patiscano l'aumento dei prezzi della benzina. E una di queste misure è eliminare le agevolazioni di imposta ingiustificate a favore del settore petrolifero e di investire queste somme nelle fonti di energia pulita, in modo da ridurre la nostra dipendenza dal petrolio proveniente dall'estero». Settimane fa, il presidente era stato molto più netto: «Non è possibile che le compagnie petrolifere continuino ad aumentare i prezzi e nello stesso tempo a intascare i contributi federali. Questo deve finire».

Non sono parole scritte sul muro col gessetto contro il mondo, tipo: "Petrolieri andate affanculo", o "Stop guerre per il petrolio". La lettera è stata scritta dal presidente degli Stati Uniti alla più potente lobby del pianeta, la cui pressione politica è ancora più asfissiante delle emissioni che il loro gioco sporco procura al mondo.

Negli Usa, i petrolieri spendono ogni anno 82 milioni di euro (puttane, viaggi, cene, corruzione scienziati, piantumazione alberi, ecc.) per convincere i politici delle proprie ragioni.

Ora che un gallone di benzina (3,78 litri) costa la bellezza di 4 dollari, pensate un po', gli statunitensi si sono stufati. Da noi si spendono già 6 euro per l'equivalente in litri di un gallone, ma tutti vanno zitti zitti dal benzinaio, a casa mangiano porcherie, pur di sgasare e inchiodare perché non hanno tempo da perdere.


Per i petrolieri, la situazione è al momento ottimale: cresce il prezzo del petrolio e al contempo cresce la domanda dei suoi derivati. Quindi i prezzi si possono alzare tranquillamente.

Gli analisti di Wall Street prevedono che nel primo trimestre del 2011 i profitti della Esso cresceranno del 50% , mentre quelli di Chevron aumenteranno del 35%. 

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