giovedì 29 dicembre 2011

Gluts

Robert Rauschenberg, Primary Mobiloid Glut (1988)
Glut è saturazione, sovrabbondanza. Bob Rauschenberg (1925-2008) andava, come tanti altri, a rifornirsi nelle discariche della Florida, che presumiamo abbondanti, visto il consumismo dello zio Sam, poi lo fece negli anni Ottanta, quando forse si buttava di più e sicuramente cose di qualità migliore di oggi. L'artista aveva fatto lo stesso tempo prima a New York, dove vagabondava di notte, scrutando tra i secchi. A New York, dove un sacco di gente che ho conosciuto, almeno megli anni Ottanta, si era fatta il mobilio di casa raccogliendolo per strada. Poi cambiava città, buttava via tutto e qualcun altro lo raccattava, con qualche problema solo per trasportarlo. Perché ovviamente se molli la presa, arriva qualcun altro e con permesso. Un sistema perfetto, con basse emissioni e a costo zero.
Lo stesso continuano a fare tante persone ancora oggi, pur non essendo artisti, ma magari un po' riparatori. Pure in questo duemilaundici inzeppato di plastica scadente, di saldi civetta, con ritrovamenti molto interessanti e pieni di aura.
Opere che, secondo l'artista, servivano a "svegliare la gente", in quegli anni di consumismo sfrenato, che peraltro ha modificato per sempre certi comportamenti i quali, adesso, devono tuttavia fare i conti con la recessione. Grande sintonia con le parole di Rauschenberg: "Gli oggetti abbandonati mi fanno simpatia e così cerco di salvarne il più possibile".

1 commento:

Saverio Bragantini ha detto...

Finalmente un post interessante, su un grande artista. Devo aggiungere però che un giorno il fato ha combinato uno scherzetto niente male al mitico Bob. nel 1998 è stato costretto a fare causa a un frugatore di immondizia, Robert Francis Montgomery, che è anche un pittore con il nome di Robert Fontaine che aveva raccolto nel secchio negativi e altra roba appartenente a Rauschenberg, e se li era rivenduti. Montgomery, che ha venduto un po' di negativi, ha detto che erano originali e venduti come tali; Rauschenberg ha attaccato dicendo che erano opere incomplete e scartate. Una disputa esemplare, ultracontemporanea, sottesa tra autorialità, volontà definitiva, simulacri, scarti artistici.

Saverio Bragantini