lunedì 30 agosto 2010

A dispetto della crisi, il mese di agosto è stato caratterizzato da abbondanza di ritrovamenti. Sono sei le bici raccolte per strada, quattro da adulto e due da bambino. Nuovo record personale nell’arco di un mese. Due bici sono già state rimesse in funzione. Una è stata segata perché il telaio era troppo compromesso. Verrà donata alla scienza, ossia al laboratorio “Saldobrasatura niente paura” della ciclofficina Ex-Lavanderia, che ad agosto ha lavorato intensamente e ha prodotto dei bei “mostri”. In ciclofficina finiranno pure le altre bici, meno una che ho risistemato per la mia signora. Agosto, ferie e molto lavoro. Perché il ciclomeccanico non va mai in vacanza. Anzi. Mi sono portato appresso un'imponente quantità di attrezzi, compresi quelli ciclistici più importanti.
Al contrario di quello dei cani, sono favorevole all'abbandono delle bici, se alla fine vengono rese funzionanti da qualcuno. Anche se le cose potrebbero andare meglio, per esempio se qualcuno sapesse dove portarle, invece di abbandonarle davanti al cassonetto o, peggio ancora, buttarcele dentro.
In questo mese, ho completato il Manuale di sopravvivenza del ciclista urbano, libro che verrà pubblicato da Ediciclo fra qualche settimana. Molti pedalatori troveranno cose che già sanno per esperienza diretta, e altre forse meno conosciute. E chi vorrebbe iniziare a usare la bici come mezzo di trasporto quotidiano scoprirà molte cose interessanti per prendere più facilmente il via, fottere il traffico, risparmiare tanti soldi e migliorare le proprie condizioni fisiche. Per acquistare uno sguardo panoramico sulle cose e non essere più un tonno in scatola che, fra l'altro, inquina molto.
Agosto è passato. Mi ha colpito la marea di bottiglie di plastica ai lati delle strade. La plastica ci invade sempre di più, a dispetto di ogni buonsenso. Continuo a ribadire il concetto demenziale che inquina il nostro territorio. Dopo mezz'ora vai a fare la pipì, o sudi, e per 500 anni ci teniamo la bottiglia di plastica. Strano che non siano ancora sbarcati degli alieni blu alti tre metri a tirarci le orecchie e a dirci nella loro lingua: «Ma che cazzo vi siete messi in testa, razza di esserucoli pelosi, bianchi e dilatati?».
Una parola vorrei dire sulla raccolta differenziata. Ad agosto ho soggiornato in due posti in cui è già attiva la raccolta differenziata porta a porta: Formia e Tagliacozzo. Una bella cosa, senza dubbio. Ho trascorso tutto il mese a controllare quale giorno della settimana tocca a umido (organico), e quale a secco, carta e cartone, plastica, vetro e metallo, e anche a rimettere al posto giusto gli errori dei miei familiari, errori seguiti da interminabili discussioni, tipo “il cartone del latte non va nella carta”, “alle bottiglie, per favore, togliete il tappo che serve per gli acquedotti africani” (non è una leggenda metropolitana, è vero); “quante volte vi devo dire che i tovaglioli di carta, se sono stampati vanno nel misto e non nell'organico”. Incluse anche ispezioni a sorpresa nel predetto organico, con inevitabile scoperta di piccoli orrori ambientali sotto il lavandino della cucina, in cui spesso si sbaglia anche la mira perché, mi si dice, il secchio e pure i sacchetti sono troppo piccoli.
È un bene che la gente si tenga dentro casa per un po' l'immondizia prodotta: aiuta a riflettere.
La raccolta porta a porta ha preso il via anche in alcune zone di Roma. Nei prossimi anni le cose cambieranno un po' ovunque.
Chi si schifava tanto di guardare nei cassonetti, ora sarà costretto a farlo a casa propria. Vedete che essere un monnezzaro patentato torna utile.
Alcune osservazioni sulla raccolta differenziata porta a porta. Primo, si può constatare quanto voluminosa e ambientalmente insostenibile sia la cosiddetta frazione secca, o indifferenziata. Ci finisce quasi tutto. Qui c'è poco da fare: o si riducono gli imballaggi e i consumi, oppure l'indifferenziata continuerà a riversarsi nella discarica o nell'inceneritore.
Secondo: ho notato che l'assenza di cassonetti indifferenziati a Formia ha rinvigorito un brutto sport: il lancio del sacchetto dal finestrino dell'auto. Qui o si mettono per strade alcune pattuglie di Herzbollah (secondo un mio vecchio progetto ingiustamente trascurato dall'amministrazione comunale di Roma) o le telecamere ovunque. Oppure si concedono spazi con questo tipo di contenitore, magari non vicino alle abitazioni, per un periodo di tempo limitato, in modo da far abituare i più indomabili alle nuove abitudini.
Terzo, la raccolta dei rifiuti ingombranti. Ho notato che le cose sono complicatissime. Normalmente, le società che effettuano la raccolta “porta a porta” sono totalmente sprovviste della raccolta dei rifiuti ingombranti. Sul territorio, i comuni hanno fatto spesso ricorso a deleghe farraginose (e probabilmente costose per il cittadino educato), che non fanno che favorire lo sviluppo di un altro sport nazionale, già diffusissimo: l'abbandono dell'elettrodomestico per strada o in mezzo ai campi.
Se un determinato comune non ha un euro per avviare la raccolta dei rifiuti ingombranti, basterebbe creare degli spiazzi informali, in modo che, senza costi aggiuntivi, questi rifiuti si raccolgano almeno nello stesso punto, con ricadute positive per l'ambiente.
Quarto. Qui purtroppo torniamo alla plastica. Dice la signora, desiderosa di ciupparsi in santa pace il suo quarto di litro di acqua “vitabella”: «Adesso la plastica si ricicla tutta, ci fanno i pile, le panchine», come a dire in realtà: «tu, ambientalista del cazzo, non pensare di fare la lezione a me, a me che, con i miei consumi presso un'azienda responsabile, ho contribuito al rimboschimento di aree a rischio». Invece, la realtà della plastica è tristissima: la metà della plastica raccolta con la differenziata finisce nell'inceneritore, che ora si chiama termovalorizzatore. Questo accade per due motivi: la plastica è un ottimo combustibile, che fa gola a chi deve produrre energia dall'immondizia; e poi è troppa. Diciamo che, in Italia, il fabbisogno procapite di pile e panchine è nettamente inferiore alla plastica consumata dalla popolazione. Quindi: o si decide di vestirsi con strati di pile in tutte le stagioni e di sedersi sulle panchine a ogni metro, oppure bisogna consumare meno plastica. Bisognerebbe dirlo all'associazione di categoria della Confindustria che raggruppa i produttori di plastica per uso alimentare, grandi amici di quelli che, in base a concessioni pubbliche ottenute a basso costo, continuano a “produrre” acqua minerale. E bibite che, per esigenze di mercato, spasmi dietetici e altri imbonimenti, somigliano sempre di più all'acqua minerale. Ma colorata. E la paghi il quadruplo, ovviamente.
Chiudo qui, solennemente, la parentesi della raccolta differenziata.
Torniamo al ritrovamento di sei biciclette nel mese di agosto. E anche di una vecchia cassetta degli attrezzi, mezza arrugginita, con poca roba all'interno, ma con inequivocabili segni di un uso anche ciclistico della cassetta stessa. Un pignone, un freno, un pedale, ferraglia morchiosa e ossidata varia. Un pezzo dall'alto valore simbolico, che voglio restaurare, perché le cassette degli attrezzi metalliche sono oggetti bellissimi, pratici e imbattibili.
Ho imparato un nuovo sport, tipo triathlon in spezia urbana. Trovi una bici (searching), la rimetti in sesto (mechanical skills) e la usi il giorno dopo per spostarti o viaggiare (moving). Tre sport che si completano e si integrano in un disegno più vasto. Uso armonico delle facoltà fisiche e mentali. Indispensabile ausilio per una sana crescita dei bambini. Come nella forma del tao, in ciascuno di questi sport di ciclismo urbano c'è anche un po' dell'altro. Nella parte meccanica, bisogna quasi certamente mettersi alla ricerca di un ricambista non esoso e fornito, reperire attrezzi e materiali, ecc. Nel corso del viaggio, se il lavoro non è stato fatto bene, è necessario tornare alla meccanica, altrimenti non si va avanti.
Puoi anche partire per una destinazione con gli attrezzi, sicuro che troverai qualcosa da risistemare e tornerai indietro con una nuova bici. Perché no? È molto divertente.
Anche perché, a forza di pensare alle bici, si sviluppa un sesto senso, che permette la visione a raggi x, la visione a distanza, viaggi astrali per esigenze ciclistiche, paragnosi, previsione del futuro e anche di parlare tutte le lingue del mondo. Basta la visione a cinquecento metri di un dettaglio del cestino rosa di una bici da bambino per far scattare l'allarme. Ho visto una Chiorda nel fossato pieno di erbacce, vedendo spuntare la punta di un manubrio. Certo, poi ci sono gli abbagli, come quando, qualche giorno fa, ho scambiato un sistema di irrigazione per un telaio. Capita, e le ironie in famiglia in questi casi si sprecano. Perché spesso queste scoperte le faccio in compagnia di mia moglie, a bordo dell'inquinante. Un caso ricorrente è la frenata rapida con accostamento ai bordi della strada. Mia moglie dice allarmatissima: «Che succede?». Forse si aspetta un discorso tipo: «Ti devo parlare», oppure «Il mezzo ha subito danni irreparabili, mi dispiace, dobbiamo proseguire a piedi». Poi tranquillizzo: «C'è una bici, ci metto un attimo». C'è un effetto di sollievo generalizzato, che in qualche modo attenua l'arrivo nel bagagliaio, comunicante con la cabina passeggeri dell'inquinante, di uno sgradevole reperto rugginoso che si accompagna a fogliame secco, terra, insetti di vario tipo che hanno fatto la casa nel manubrio e nel campanello. A volte gli effetti di questa attività sono comici. Come quando, una ventina di giorni fa, avendo avvistato due telai senza ruote e cinque copertoni, mia moglie mi ha supplicato invano: «Luca, prendine uno solo, ti prego».
Comunque, l'altroieri ho rimesso a posto una bella bici da passeggio femminile, trovata tutta intera, quella che vuole mia moglie, e ci sono partito. In treno, perché i coni dei mozzi erano veramente troppo rovinati per effettuare un Formia-Roma, che all'inizio avevo vagheggiato. Sull'Appia. Magari un'altra volta, con un portapacchi, ma c'è un rettilineo sulla carta bellissimo di quasi 50 Km, poi la salita a Velletri e la discesa (di quello che mi ricordo). La bici restaurata è qui ritratta, in attesa di imbarco sul treno.

Sono arrivato a Roma nella tarda mattinata e ho trovato la città assorta, quasi deserta. Il silenzio regnava sovrano su Piazza dei Cinquecento. Villa Borghese era un impasto di suoni allegri e risciò, di odori e tranquillità. Una Roma che mi ricorda quella di trent’anni fa, forse. Con meno gente, in particolare meno stronzi. Secondo me, ieri, anche chi non è partito ad agosto, ha detto: “almeno oggi vado fuori Roma, e che cavolo, agosto è finito e io sono stato sempre qua. O ora o mai più”.Fatto sta che la città era vuota. Rumori soffusi provenivano dalle poche finestre spalancate. La passeggiata in sella alla bici restaurata è andata benissimo. Silenzio, niente traffico, incroci deserti. Con un bagaglio minimo, comprendente un computer portatile, un libro, svariati attrezzi ciclistici e lo spazzolino sono salito per via Medaglie d’Oro. Anche questa strada, in genere molto puzzolente, emanava un fascino protonovecentesco. Il ritrovamento di uno splendido cavalletto a ruote in alluminio, che ho caricato sul manubrio, in tutto una decina di chili, ha suggellato questa splendida gita dentro Roma. A momenti cado. Da domani si ricomincia con i problemi.

venerdì 30 luglio 2010

Buone vacanze e buone pedalate.

Cemento nel parco Giovanna Reggiani di Tor di Quinto

Credo che ad agosto la mia produttività per questo blog verrà drasticamente ridimensionata. Mi dispiace perché non potrò seguire da vicino la vicenda dei palazzi nel parco Giovanna Reggiani di Tor di Quinto. I lavori procedono a ritmi vorticosi. Davanti al cantiere, non sono riuscito a trovare il cartello con il nome della ditta, del progettista, ecc. Forse qualcuno delle forze dell'ordine, se ha un po' di tempo, dovrebbe andare a vedere se c'è.
A giorni si aspetta l'esito di un ricorso da parte dell'associazione Italia nostra al Consiglio di Stato. Quello al Tar è andato male.
Frattanto, sono venuto a conoscenza di diverse cose. La cubatura complessiva prevista nel parco è di 7.765 metri cubi e l'associazione sportiva che gestirà l'impianto pagherà al Comune solo 172 mila euro all'anno: un po' poco. 
la sensazione è che il vero affare non sia tanto nella gestione dell'impianto, ma nella costruzione dello stesso. Poi ti arrangi. Non capisco neanche bene in base a quali leggi in Italia, oggi, si concede un'area in concessione per 33 anni, permettendo di edificare alcuni grossi edifici. Un po' come se, affittando casa a qualcuno, questi costruisse nel giardino una torre in cemento.
Tra le altre cose che ho saputo è che la concessione è stata data senza alcuna gara pubblica alla Boreale s.r.l.
Si tratterebbe di una "compensazione" per la mancata concessione per l'edificazione di un chiosco su via del Podismo. I fatti risalgono al 2007 e se ne parla qui. Riporto una parte di quel testo, scritto da Sandra Giannoccaro, utile a capire come si può arrivare a Roma, nel 2010, al punto in cui siamo, a veder sorgere palazzi nel verde pubblico. Bisogna risalire infatti al progetto di chiosco nell'area verde di via del Podismo:

«Mi piace ricordare succintamente la storia della sofferta destinazione di questo piccolo giardino considerato una deroga – cioè un inserimento eccezionale come da Delibera 169/95 - al Concorso “Punti verdi qualità” bandito dal Comune di Roma nel 1995, come riferitomi al Servizio Giardini del X Dipartimento del Comune di Roma, nella Sede di Piazza di Siena a Villa Borghese, dove mi ero recata nell’anno 2000, per assumere le informazione, e dove mi fu data ogni delucidazione e numerosa documentazione in merito, che ancora conservo. Il bando prevedeva la concessione a Privati Cittadini, per 20 anni, di grandi estensioni di terreno, abbandonate all’incuria e al degrado perché venissero riqualificate e manutenute in cambio della gestione di un punto di ristoro a scopo di lucro personale. Una positiva iniziativa; non era però il caso di Via del Podismo, piccolo fazzoletto di verde, per di più sovrastante la galleria ferroviaria sotterranea, circondato da civili abitazioni, e vicina alla sede del Servizio Giardini del XX Municipio che ne avrebbe dovuto e potuto garantire la vigilanza e custodire più degnamente l’area, anziché farla passare in concessione ad un privato, nella fattispecie la “U.S. Boreale”, che prima del contratto avvenuto in data 06/04/2000 si presentava come Associazione senza scopo di lucro ma che dopo circa un mese in data 19/05/2000 si trasformava in “Srl U.S. Boreale” con l’intento di privatizzare parte del giardino a scopo di lucro. L’allora Consigliere Comunale Gaetano Rizzo presentò 2 interpellanze al Consiglio Comunale, in data 12/09/2000 e 12/10/2000 chiedendo: 1°) l’annullamento immediato del contratto alla U.S. Boreale Srl (cosa avvenuta dopo 5 anni con revoca della concessione ed il passaggio della competenza sull’area di Via del Podismo al XX Municipio) poiché la trasformazione inficiava “(…) così uno dei requisiti essenziali della delibera comunale e quindi del contratto, e cioè l’assenza dello scopo di lucro nella gestione del patrimonio pubblico (…)”; 2°) se i “lavori edilizi intrapresi e l’abbattimento degli alberi siano stati autorizzati da regolare concessione edilizia o altra.” I Residenti, di loro iniziativa, fecero ricorso al TAR. Alla fine il X Dipartimento-Servizio Giardini, anche per le mie insistenze revocò la concessione al privato cittadino, ovvero la U.S. Boreale Srl, e trasferì la giurisdizione dell’area, finalmente libera, al XX Municipio, il quale, ereditando l’area, ne ereditò evidentemente la stessa intenzione di privatizzarla».

Se non ho capito male, la mancata edificazione di quel chiosco, è stata "risarcita" (ma il verbo suona un po' grottesco) con la concessione edilizia nel parco Giovanna Reggiani di Tor di Quinto, quello del laghetto rotondo, per intenderci, vicino all'ippodromo militare.
Agosto è lungo e i pilastri vanno su che è una meraviglia.

giovedì 29 luglio 2010

Dal 24 giugno giro per Roma solo in bici. Un  po' di fastidio per l'ozono in salita nelle ore calde. E un po' di fretta, tipo montare ganasce del freno troppo corte sulla graziella fissa. Sembrava a posto, ma nella frenata i pattini si spostano volentieri in alto. E poi, siccome la ruota si controlla senza salire sulla bici, il copertone quando si sta in sella si allarga verso l'esterno. In questi casi, le frenate in discesa consumano il copertone che può scoppiare o consumarsi (e far scoppiare la camera). Risultato: ho bucato tre volte nel giro di mezz'ora, prima di scoprire da cosa dipendesse. Perché riparavo la camera, la rimontavo e ripartivo. Il copertone non dev'essere necessariamente rotto, si può essere solo assottigliato e il danno è difficile da scoprire. Per fortuna avevo delle toppe grandi appresso e sulla ciclabile mi sono messo a rattoppare il copertone (da buttare) per arrivare a casa. Tutto è filato liscio e ho fatto una ventina di chilometri in questo modo. Se mi fosse successo la sera prima avrei bucato a mezzanotte dentro Villa Borghese: un po' peggio, per la carenza di luce e per la tempistica.
Nell'ultima settimana ho trovato 5,50 euri per terra. Chi va a motore corre e non si accorge neanche dei soldi per terra. Quindi il bilancio dei miei tragitti è in attivo, nonostante le toppe e il mastice.
Come sempre, ho anche trovato vari oggetti che entreranno a far parte della mia raccolta. Ecco soltanto quelli dell'altroieri. Metallo che possiede una texture particolare, direbbero gli esperti, perché è un consumato. Domanda: i veicoli che si perdono tutta questa roba per strada, prima o poi non cadono a pezzi?

mercoledì 28 luglio 2010

In alcuni tratti, la via Flaminia in bicicletta si rivela impervia (rischi di morire), a causa degli svincoli e per il mancato rispetto dei limiti di velocità, delle regole del sorpasso e per l'uso delle corsie d'emergenza da parte dei veicoli a motore. In vita mia, non ho mai visto una pattuglia a controllare la velocità.
A volte, però, capita di fare qualche incontro interessante. Come stamattina. Sulla corsia d'emergenza, contromano, cammina Georg.


(Non so se avete notato sullo sfondo l'abbagliante bellezza della mia Bottecchia mtb trasformata da corsa.) Partito da Passau e giunto al Km 1017 del suo viaggio, Georg è un pellegrino. Come un cavallo, trascina il suo carretto, montando una spessa cintura di cuoio con bretelle, allo stesso tempo pratica e penitenziale. Il mezzo ha una ruota bucata, e mi chiede dove può ripararla. Gli dico che gliela posso riparare io (oddio, forse il mastice è finito, dopo quello che è successo l'altroieri, ne parlerò un'altra volta). Mi dice che non capisce bene l'inglese e che la ruota ha un problema serio. [Adesso ho capito, pensava che gliela volessi gonfiare.] Il carretto di Georg è interamente autocostruito. Il carico è essenziale, meno che per gli arredi sacri. Il colpo d'occhio è barocco.

  Non solo la croce di Gesù, ma pure quelle dei ladroni, vuote però.


Georg deve arrivare a San Pietro, e ha pure una certa fretta: infatti mi indica l'orologio. Un po' surreale, dopo tutta quella strada.

martedì 27 luglio 2010

Una tromba d'aria in Libano, tempeste di sabbia e oasi nel deserto con addosso gli occhialetti da piscina per proteggersi, fiori e tunnel di Liguria, uno in cima alla piramide di Cheope, Petra, montagne che incombono minacciosamente sulla strada, il Mar Morto, un collezionista di biciclette sulla costa turca, una critical mass in Egitto. Tutto questo è stato mostrato dal cicloviaggiatore bulgaro Vyacheslav Stoyanov, detto Saba, ieri sera, alla ciclofficina centrale, davanti a un pubblico selezionato, molto selezionato. Ora sarà già in strada, pedalando verso la Sicilia. Buon viaggio.

lunedì 26 luglio 2010

«Una sedia rotta? Non buttatela. le gambe di plastica non reggono più, ma funziona ottimamente come sedia aggiunta alla bicicletta di famiglia». Fulvio Irace, "Il portafrutta? È l'oblò della lavatrice", Il Sole-24 ore, Domenica, 25 luglio 2010. Mica tanto. Non fatelo. Va bene riciclare, ma prima bisogna costruire e adattare.
Ricevo da Ciclobby e inserisco anche nel mio blog l'ennesima tragedia annunciata:

«Inutile prendere atto che le auto possono essere come proiettili e che la patente va equiparata al porto d’armi, se poi ci si trova periodicamente a piangere su qualche altra vittima innocente di una guerra non dichiarata.

Linda aveva 17 anni e una vita davanti. Abitava nel cremonese.

Insieme ai suoi tre amici ha solo avuto la sventura di essere nel luogo sbagliato al momento sbagliato.
Falciata da un automobilista 35enne alla guida di un Mercedes Classe A che viaggiava ubriaco mercoledì notte a tutta velocità sulle strade di campagna tra Cremona e Bergamo. E che, per una manovra di sorpasso azzardata, è piombato addosso ai quattro ragazzi in bici, lasciandone miracolosamente illesi due, ferendo in maniera gravissima il terzo, e uccidendo la ragazza.

Chi guidava il veicolo, un piccolo imprenditore edile, era talmente “decotto” dall’alcol che non ha avuto neppure la prontezza di reagire frenando. Il corpo di Linda è stato trascinato per parecchie centinaia di metri. Le cronache dei giornali dicono che nel 2005 a questo signore era già stata ritirata la patente sempre per una guida un po’ troppo “disinvolta”.
L’altra notte, sceso dall’auto, ha saputo solo dire che sono «cose che possono succedere».
E’ un commento di cui ci si dovrebbe vergognare, se pronunciato a mente lucida.
No, signore: non si può morire così.
Sono cose che non possono succedere. Non possono, non devono.

L’emergenza sicurezza sulle nostre strade è costante da anni. E le strade urbane la scontano nel modo peggiore (solo a Milano negli ultimi mesi ci sono stati quattro morti tra i ciclisti, l’ultimo qualche sera fa al quartiere Isola).
Non servono regole nuove bensì maggiori controlli.
Chi guida un veicolo a motore deve sapere che ha tra le mani un’arma pericolosa. E se provoca danni a pedoni e ciclisti non deve poter continuare a circolare con la sua auto come se nulla fosse.
Non per giustizialismo, né per desiderio di vendetta. Ma solo di Giustizia».

Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY)
Avrei molte cose da raccontare su questi ultimi giorni (telai trovati, forature a ripetizione, bici più treno), ma devo lasciare spazio all'incontro di stamattina con Vyacheslav Stoyanov. Parto in bici per andare al lavoro e vedo un tipo con la bici piena di pacchi. Mi fermo a parlare. Vyacheslav, bulgaro di Sofia, è in viaggio da febbraio, è partito da Istanbul e ha fatto il giro del Mediterraneo, compreso Cipro, Corsica e Sardegna. Si rammarica di aver saltato la Libia, perché non gli hanno concesso il visto. Non è solo un viaggiatore, ma anche un attivista e in ogni luogo si mette in contatto con i ciclisti, le associazioni e le amministrazioni locali, allo scopo di promuovere l'uso della bici in città. E anche le pratiche di recupero, riuso, ecc. Praticamente un fratello. Forse stasera ci si incontra.

giovedì 22 luglio 2010

«Eppure, convinti come siamo che sempre più Internet vincerà la qualità dell'informazione, prima ci si libera del ronzio di fondo, meglio sarà».
Stefano Salis, "Senza scrittori ma con i blogger", Il Sole-24 ore, Domenica, 11 luglio 2010, p.27.
Pare che il ricorso al Tar per tentare di impedire l'edificazione di alcuni mostri in cemento in area pubblica (Parco Giovanna Reggiani a Tor di Quinto) non sia andato a buon fine. Infatti stanno costruendo a tutto spiano. A questo punto, non rimane che sperare che le Olimpiadi del 2020 non si tengano a Roma. Come ha già annunciato il sindaco Alemanno, infatti, la vittoria di Roma significherebbe una cementificazione brutale nell'area dell'attuale ippodromo militare che costeggia la pista ciclabile Ponte Milvio-Castel Giubileo.
Dopo il progetto di legge PdL 2271 dell'on. Michele Scandroglio (progetto che vuole imporre risarcimenti alle ditte da parte di chi ha fatto ricorso, e dopo la nomina di Roberto "solide realtà" Carlino all'ambiente per la Regione Lazio, le cose per i signori del cemento si mettono molto bene. Si vede: palazzi in un parco pubblico di Roma!
La capitale non è adatta per i giochi olimpici. Meglio Valencia, una città bellissima, ampia, nuova. E c'è Copenhagen, capitale di un Paese che rispetta l'ambiente.

mercoledì 21 luglio 2010

Roberto Carlino, immobiliarista, è stato nominato presidente della commissione Ambiente della Regione Lazio. Il conte Dracula va invece a dirigere la banca del sangue.
L'imprenditore è a capo della Immobildream, pubblicizzata con lo slogan «Non vende sogni, ma solide realtà». Molto solide.
Gli è stato chiesto in un'intervista:  
Qualcuno prevede la crescita esponenziale delle cubature...
«Non bisogna giudicare le persone prima che abbiano lavorato».
1.401.49 firme raccolte per la difesa dell'acqua pubblica. Davvero un bel record nazionale. Un segnale che la partecipazione civile degli abitanti di questo Paese non è stata azzerata dai guasti della politica rappresentativa. Una lezione, anche, ai partiti di centrodestra e centrosinistra che ribadiscono la loro incapacità di conoscere i problemi concreti e affrontare le questioni sul territorio. Perfino sul delicatissimo tema dell'acqua, hanno prevalso le logiche spartitorie, i distinguo grotteschi: tipo il rubinetto è privato, il tubo semipubblico, l'acqua è un po' più pubblica, parliamone, ecc.
Se la destra è irrimediabile, il centrosinistra continua a essere del tutto inconsistente: basta guardare i manifesti di questi giorni del PD sul digitale e altre amenità.

martedì 20 luglio 2010

E venne il tandem

Autentico colpo di fortuna. Ulteriore prova dell'esistenza di Santa Graziella Scatenata. Qualche giorno fa, al mattino cerco per l'ennesima volta un tandem fra gli annunci di seconda mano. I prezzi sono alti, a volte arbitrariamente alti. Roba di 3-400 euri, difficile capire le condizioni del mezzo. Il pomeriggio, mentre vado a fare shopping sulla graziella cargo, ormai troppo piccola come scuolabus, mi imbatto dal rigattiere nella sfolgorante sagoma di un tandem d'epoca. Il prezzo? Dammi 50 euro, dice il rigattiere. Ci sa fare. Il non detto del rigattiere arriva fino a Milano. Sa quanto vale, sa che ingombra, che pesa parecchio, che certi artefatti non se li pigliano tutti, che le case sono piccole e le cantine ingombre di cianfrusaglie. Sa pure che a fare un lavoro di restauro come si deve ci vuole tempo, pazienza e soldi. C'è il senso pratico di piazzare l'articolo. Lui sa, io so. Non contratto. Vado a casa, a posare la graziella. Torno al negozio, lo prendo. Non ha neanche le ruote bucate, la catena è oliata, pure troppo. Ci salgo. Esperienza inebriante. Comincia il trasbordo di pezzi, qui soltanto all'inizio.
Tour de France. A una manciata di chilometri dalla vetta di Port de Balès, l'imprevisto. Dal Km 93 sono in fuga in dieci. Schleck fa tirare i suoi e comincia a spingere. Prova a stargli dietro solo Vinokourov: mentre il kazako recupera sul lussemburghese, a Schleck esce la catena. La maglia gialla è costretta a scendere dalla bici e a riparare da sola il guasto meccanico. Impiega 35”, scrive Gianni Mura, aggiungendo che “poteva essere assistito meglio”. Non è chiaro se qualcuno sia corso in aiuto, non ho visto la tappa in tv. Da solo o in compagnia, 35 secondi sono comunque un tempo troppo lungo. Per un cambio ruota posteriore un bravo meccanico impiega un tempo sbalorditivo: toglie la ruota, aggancia la catena e chiude lo sgancio rapido, persino dopo un velocissimo controllo della centratura.
Sarebbe bene che anche i ciclisti professionisti facessero un po’ pratica di meccanica. Non dico per le forature, ma almeno la catena e altre piccole riparazioni d’emergenza. Noi rimaniamo ammirati dalle gare di un tempo, in cui era vietato assistere i corridori.
Contador approfitta del momento e supera il rivale. Dicono che non si fa, che sarebbe giusto aspettare. Se un avversario diretto cade, bisogna aspettarlo. Su questo non ci sono dubbi, nel galateo non scritto del ciclismo. Schleck, sostenuto dai tifosi, torna in gara e insegue il rivale spagnolo il quale, nel frattempo, ha trovato in Samuel Sánchez un alleato prezioso, soprattutto nell’infinita discesa (21 Km).
Ieri Contador ha dichiarato di aver attaccato perchè non aveva visto il problema del rivale. Oggi ha rimesso a fuoco la querstione sul suo sito è si è scusato: “Forse mi sono sbagliato, chiedo scusa. Al momento, l’unica cosa che pensavo era andare il più veloce possibile. Sono deluso, perchè il fair play per me è importante”.
Incipit de "La costituzione del cemento" di Salvatore Settis, oggi su La Repubblica, pp. 1 e 29.

«Profeticamente, Roberto Saviano ha scritto in Gomorra: "La Costituzione si dovrebbe mutare. Scrivere che si fonda sul cemento e sui costruttori. Sono loro i padri. Non Parri, non Einaudi, non Nenni, non il comandante Valerio". "Cementifici, appalti e palazzi quotidiani: lo spessore delle pareti – prosegue Saviano – è ciò su cui poggiano i trascinatori dell´economia italiana"».
No (Memories of Nun te reggae più)

No a Berlusconi, no a Bersani, no a Di Pietro.
No a Beppe Grillo.

No ai tatuaggi. Specialmente le cornicette sul culo delle donne.
No ai cristalli Swarovski, in qualsiasi forma.
No alle bici in fibra di carbonio. No alle bici da corsa
d'epoca con il manubrio dritto. Sbagliato che si stia più comodi.
No ai ciclisti estivi della domenica. Inutili al ciclismo urbano. Forse pure
controproducenti. Fine della parentesi ciclistica, in fondo è un blog di ciclismo.
No all'aria condizionata. No al salame: fa veramente male, nutre solo i brufoli e lo fanno
con i manici di scopa, come diceva mio padre.

No a spa, resort, fitness center.
No alla fissazione per l'igiene. L'incubo della cosiddetta influenza suina è passato,
ma troppi continuano ancora a passarsi litri di amuchina sulle mani.
No ai campi da golf, sotto qualsiasi forma. Solo un mezzo per speculazioni edilizie.
Con ettolitri di diserbante nel terreno.
No al golf. Uno sport del cazzo.

No ai CIE. Se scappano sono contento.

No all'aquagym: andate a farlo al mare, anche d'inverno: fa dimagrire di più.
No a qualsiasi variazione alla Costituzione della Repubblica Italiana. prima studiatela.
Quanto ha preso Ghedini all'esame di Diritto Costituzionale?

No a qualsiasi attività nelle aziende relativa alla "responsabilità sociale d'impresa". Ce l'ha anche la BP.
No all'ingiusto oblìo del tropical (per chi non lo sapesse, latte e menta).
No all'idea di "fluidificazione del traffico", una scempiaggine per versare altro cemento e altro asfalto.

No all'acqua privata.
No ai cellulari: almeno per come li si usa. Mayday, Mayday.
Anch'io ce l'ho, ma lo uso come radio d'emergenza.
No ai condoni.
No alle Olimpiadi a Roma.
No a Facebook. A mio modesto parere, è una colossale boiata, ma nessuno ha il coraggio di dirlo.

mercoledì 14 luglio 2010

I lavori nel parco Giovanna Reggiani di Tor di Quinto procedono a ritmi serratissimi. Ecco la situazione stamattina. La velocità con cui si sta realizzando il complesso sportivo è strabiliante. Del resto, gli interessi cementizi hanno preso di mira l'intera zona, incluso l'attiguo ippodromo.
La speranza è di vincere la gara per le Olimpiadi del 2020 e di dar sfogo al ballo del mattone. Ne La colata si parla anche di quest'area.
Intanto, ci si incontra con altri ciclisti al ponte della ciclabile, chiuso dal 2008. Nessuna novità. Le istituzioni tacciono (molti hanno provato a contattare il XX Municipio e il Comune senza risultati), ma il senso di questo silenzio è chiaro: "Fottetevi!"
Le elezioni sono lontane. C'è la crisi. Ci sarà tempo per fare i lavori.

martedì 13 luglio 2010

Anche l'Onu invita il governo italiano ad "abolire o modificare" il progetto di legge sulle intercettazioni, perché "se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia". Frattini è sconcertato. Imminente un pronunciamento ufficiale anche da parte dell'Impero Galattico, ma non è detto che questi signori riescano a capire.
Botta di ottimismo sul Corriere della Sera di oggi, Cronaca di Roma, p. 3: "Rifiuti, la differenziata comincia a funzionare. L'indice di gradimento dei romani cresce: per il 71% adesso la città è più pulita". Colpa del caldo.
Dalla rubrica "Le regole" di Internazionale, 9 luglio 2010, p. 98, dedicata ai "ladri di biciclette". 1) L'unico modo per essere sicuri è parcheggiarla in casa. 2) Ma se la porti in spalla fino al sesto piano, sappi che non la userai mai più. 3) Alle brutte togli il sellino e infilalo in borsa. 4) La ciclofficina è la tua seconda casa. 5) Il campanello di design non supera la prima notte. 6) Mettiti l'anima in pace: le bici nuove le rubano, quelle vecchie le prendono a calci.
Nel gennaio del 2008, Ludovico Todini, volenteroso consigliere di AN del XX Municipio, si faceva interprete del malcontento dei cittadini presentando un'interrogazione al Comune di Roma a cui non veniva data risposta. Riguardava il parco di Tor di Quinto, quello con il laghetto. Il parco versava in uno stato di abbandono, il laghetto puzzava ed era pieno di immondizia.
Nel maggio 2009 il parco viene intitolato a Giovanna Reggiani.
Nel febbraio del 2010 iniziano i lavori di bonifica. Si sostituisce la guaina sul fondo del laghetto, vengono piantati i fiorellini, l'erba è tagliata e i cittadini tornano a respirare nella natura, a spasso con i bambini e/o i cani.
Marzo 2010: il parco viene ceduto ai privati, alla US Boreale s.r.l., per 33 anni.
Vengono avviati i lavori che stanno procedendo a ritmi record. Il progetto è qui. Saranno costruiti un mega-ristorante (700 metri quadri), un asilo nido privato (800 metri quadri) e una palestra con spogliatoi e bar. Ci sarà anche un'area cani di 1000 metri quadri, in pratica un pezzo di parco. Poi campi da pallavolo, ecc.

Dalla ciclabile si può vedere la velocità dei lavori. Hanno già colato il cemento delle fondamenta.
Pensate un po' che il gestore della struttura si è fatto carico di mantenere il parco e il laghetto: davvero un colpo di fortuna per i cittadini romani.
Insomma, come vedete basta chiedere: le istituzioni rispondono, eccome.

giovedì 8 luglio 2010

Ecco l'ennesima coppia di cicloturisti, fotografati stamattina, alle prese con il ponte interrotto sulla ciclabile. Sono stati costretti a scaricare tutti i loro pesanti bagagli dalle due ruote, a trasportarli e a rimetterli sulle bici, fissandoli accuratamente, perché la bici non è un bagagliaio. Nessuna indicazione, in alcuna parte della pista ciclabile, avvisa dell'interruzione del ponte.
Arrivando a Roma, i turisti stranieri hanno subito un quadro di ciò che li aspetta.

mercoledì 7 luglio 2010

Non andare in automobile, vai in bici, e quando ci vai pensa a guidare. La metà degli incidenti è causata dalla distrazione. Partita una campagna della Fondazione Ania, quella che dipinge le strisce pedonali dove il Comune non lo fa. Il video è qui.
La settimana scorsa mi è capitato di dover tornare a casa dopo essere stato colpito dal famigerato colpo della strega, una forte contrattura alla schiena con effetti dirompenti sulla mobilità umana (come l'automobile, quindi). Una prova di ciclismo urbano. Non potevo non tornare in bici, anche perché il mezzo non si abbandona mai. L'aria era un forno. La Flaminia era terreno da gran premi con intasamenti repentini e gente che andava sulla corsia d'emergenza per fare prima [ritiro della patente]. Insomma, come al solito, il solito brano di pecore con una discreta quantità di stronzi. Pedalare con un mal di schiena lancinante è possibile. Non è auspicabile. Ma mi preme di dare qualche rapido consiglio a chi dovesse trovarsi nella stessa condizione. Mi è toccato pure portare lo zainetto. In pianura sono andato piano. la difficoltà era soprattutto quella di voltarsi, anche di poco per controllare le strade laterali. In salita sono sceso senza esitazione, anche perché ero in single-speed. Anche camminando la schiena faceva male, bastava una buchetta, un sasso. Un vero cesso, io. Anche la poca discesa l'ho fatta cautamente, cercando di evitare i movimenti bruschi. Poi quattro giorni a letto, rintronato dal caldo soffocante: una vera botta. Poi lunedì di nuovo in sella, con qualche accortezza, soprattutto in salita. Ho evitato di pedalare in piedi sui pedali, preferendo un rapporto molto leggero e curando la rotondità della pedalata, senza strattoni. Per ora non ci lamentiamo.

martedì 6 luglio 2010


(La foto è di qualche mese fa, tanto non è cambiato nulla)

Fa una certa impressione, in questo periodo dell'anno incontrare sulla pista ciclabile Castel Giubileo-Ponte Milvio i ciclisti nordeuropei che arrivano a Roma in bicicletta. Provengono da Germania, Paesi Bassi, Francia. Viaggiano prevalentemente in coppia, ma anche da soli. E non sono affatto pochi. Solo che passano, raggiungono un camping, magari scaricano i bagagli e girano la città a piedi. Per cui, nel traffico cittadino di Roma, non li si nota, come del resto non notiamo neanche i pullman. Ecco, i turisti stranieri che arrivano a Roma pedalando e ancora ricordando le sfiancanti colline toscane, i sapori delle terre attraversate, la pianura padana incandescente e umida, quando arrivano al ponte della ciclabile Castel Giubileo-Ponte Milvio (interrotto dal 2008) sono costretti a scavalcare con le loro bici gravate da 20-30 Kg di bagaglio. Non credo che la cosa li spaventi; magari qualcuno si domanda se c'è un rischio serio. Ma soprattutto, si domandano (come hanno fatto due tedeschi con cui ho scambiato qualche chiacchiera qualche giorno fa) perché l'interruzione del ponte non è segnalata all'inizio della ciclabile. Ognuno, in quel momento, può decidere se cambiare strada o andare avanti. In nessuna parte del mondo, si omette di indicare un'interruzione della circolazione a chilometri di distanza e senza alternative (almeno per i non aborigeni, come il sottoscritto). La storia di Roma, la sua tradizione di pellegrinaggi, ha un'innegabile importanza culturale (quella religiosa forse interessa soltanto i cattolici). Pertanto, l'idea che ci siano dei turisti che stabiliscono la Città eterna come meta del loro viaggio non può che fare piacere, nonostante l'aggressione delle brutture cementizie, il traffico, la sporcizia, le truffe ai danni dei turisti. Quale effetto voi pensate possa avere sulla mente del cicloturista che arriva a Roma, la chiusura non segnalata di un ponte e, di fatto, l'inutilità della ciclabile per entrare a Roma? Anzi la trappola, perché nel dubbio che il ponte crolli, il turista è costretto a raggiungere la via Flaminia (completamente non segnalata), strada molto nota per il rispetto dei limiti di velocità di chi ci passa.
Per questo, quando si parla di candidatura alle Olimpiadi del 2020 per Roma mi viene da ridere. Non ci sono gli autobus, i lavori della metropolitana sono rallentati da ritardi e costi in crescita costante, le piste ciclabili sono ridotte molto male, non esiste una politica sistematica sulla mobilità. A parte le foglie di fico di chi lancia progetti nel vento, sperando che abbiano lo stesso valore degli atti concreti. No, le Olimpiadi a Roma non si possono fare. Non si può usare la stessa logica che ha seminato quartieri satellite sul territorio, privi di ogni struttura. La storia è un po' diversa. Le candidature sono qui.

lunedì 5 luglio 2010

Uscito in italiano il libro di David Byrne Diari della bicicletta, Bompiani, Milano, 2010. Il leader dei Talking Heads è un ciclista urbano sfegatato. Vari giornali hanno dedicato un articolo all'uscita del libro. Su "La Stampa" del 3 luglio, p. 33, un articolo definito "inedito" intitolato "Se la tolleranza va in bicicletta". Ma l'articolo era già uscito su "Internazionale" il 5 febbraio scorso. E si trova anche, in inglese, sul suo blog, molto interessante.

Sto leggendo con molto interesse l'inchiesta di Sansa, Garibaldi, Massari, Preve, Salvaggiulo intitolata La colata, Chiarelettere, Firenze, 2010, che spiega il motivo per cui nelle città si continua a costruire a rotta di collo, perché a Roma sorgono centri commerciali che poi vengono quasi abbandonati; perché si costruiscono parcheggi sotterranei, E perché non così importante che manufatti di cemento di vendano: l'importante è che si costruiscano. Sotto l'ombrellone portatevi "La colata" e cercate di capire che i partiti politici sono pressoché uguali nel favorire le colate di cemento: l'unica è unirsi in comitati di cittadini sul territorio, come accade sempre più spesso.
A questo libro vorrei presto aggiungere un libro uscito l'anno scorso, che tratta dello stesso argomento: Il termitaio. I signori degli appalti che governano l'Italia di Alberto Statera, Rcs, Milano, 2009.
Molte le ricadute sul pensiero ciclistico urbano: si capisce il motivo per cui delle ciclabili e della ciclabilità urbana non frega niente a nessuno, oppure perché questi temi vengono pesantemente strumentalizzati. L'appalto in nome dell'ambiente tira da matti.

mercoledì 30 giugno 2010

Taglio pesante - mezzo miliardo di euro - sulla mobilità pubblica a Roma e parecchi passi indietro nella lotta al traffico e all'inquinamento. Anche una seria ipoteca sui progetti olimpici e di rilancio della Capitale, che senza mezzi pubblici non può andare da nessuna parte. Per chi pedala quotidianamente le cose forse cambiano poco, ma di questo passo l'intermodalità e compagnia bella si allontanano sempre più. 
Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi, ha dichiarato qualche giorno fa: “Il taglio di 500 milioni di euro al trasporto pubblico locale è una violenta aggressione ai diritti dei cittadini ad avere un trasporto pubblico efficiente già oggi gravemente deficitario: è un’istigazione all’uso dell’auto, a cogestionare il traffico, quindi a inquinare la città di Roma e contribuirà all’aumento delle polveri sottili che già producono 1500 morti l’anno nella Capitale e costanop 3,8 milioni alle strutture sanitarie nel comune”.
I tagli al trasporto pubblico a livello nazionale ammonteranno a 3,5 miliardi di euro. È la manovra. Un danno incalcolabile alla vita dei cittadini che devono spostarsi per andare al lavoro. Trascorreranno ancora più tempo nelle automobili, a consumare benzina e a inquinare l'aria che respirano, fermi nel traffico; sempre meno tempo libero per gli italiani che, in questo modo, pagheranno la crisi e vedranno salire la pressione arteriosa, lo stress.

lunedì 28 giugno 2010

Indovinello estivo. Caro lettore, prova a intuire quale merce viaggia più spesso su mezzi a motore a scoppio?
Vi avverto che questo gioco non è per minori, perché può indurre seri dubbi sulla stabilità mentale della società italiana - dubbi, peraltro, fondatissimi. Pertanto è meglio che i minorenni non sappiano in quale mondo stanno crescendo.
La merce più trasportata su gomma in Italia è l'acqua minerale (35,14%). Riguarda un terzo del trasporto su gomma. A seguire i materiali da costruzione (15,71%), metallurgici (7,64%), alimentari (7,17%), prodotti petroliferi (4,07%). Pure questo è interessante: portare il carburante da qualche parte consumando carburante portato al distributore da un altro camion che ha fatto carburante da un'altra parte. La fonte è Osservatorio Airp - Associazione italiana ricostruttori pneumatici) sulla Mobilità sostenibile)


Leggete e fate leggere CicloStile critico, il nuovo giornale che tratta di Critical Mass, ciclofficine e dintorni. Il numero 0 si trova qui.

giovedì 24 giugno 2010

Allarme PM10. In Italia, quasi 6 mila morti all’anno

Le elevate concentrazioni di PM10 (polveri sottili) in atmosfera sono responsabili di 5.876 decessi all'anno. Lo attesta un rapporto di Nomisma, presentata al convegno VERT dedicato al trasporto sostenibile. La ricerca riporta i dati sui valori medi di concentrazione di polveri sottili nel triennio 2006-2008 delle prime 15 città italiane.
Roma (40,4) è ai primi posti; le altre città più inquinate si concentrano nell’Italia del Nord, in particolare nella Pianura Padana: Milano (49,2), Torino (56,5), Bologna (41,3), Verona (47), Padova (46,7). L'istituto di ricerca stima in 5.876 i decessi annuali imputabili alle elevate concentrazioni di PM10.
A Roma i morti stimati ogni anno sono 1.508. Per i responsabili, nessuna legge da applicare e impunità totale.
La Ciclofficina ExLavanderia, in tutto il suo splendore, sulla web tv di Repubblica.

martedì 22 giugno 2010

Ogni anno vengono dispersi nell'ambiente 4,5 miliardi di mozziconi di sigaretta. Si tratta di materiali inquinanti, in grado di uccidere pesci e uccelli. Di recente, è stato scoperto un sistema per rendere l'acciaio inattaccabile dalla ruggine con i mozziconi. Una scoperta fatta da alcuni compagni cinesi dell'università Xi'an Shiyou. Quindi fumate di meno, ma tenetevi i mozziconi per proteggere i telai.

lunedì 21 giugno 2010

C'è modo di adattare una forcella a una ruota più piccola, ma bisogna studiare bene la situazione, perché le sollecitazioni in campo durante la frenata sulle ganasce sono consistenti. Per adattare una ruota da 26 pollici a una forcella da 28, si può provare a trovare delle pinze freno più grandi. Altrimenti, bisogna ricorrere a un adattatore. Quello che vedete nella foto è di ferro e funziona bene. Il ferro dev'essere spesso, il bullone che si attacca alla forcella (foro superiore) dev'essere robusto e anche la pinza del freno dev'essere di buona qualità, perché le pinze di latta si storcono e possono anche schizzare via dalla bici. Succede sul freno anteriore, perché quello posteriore frena meno ed è tenuto anche dal telaio; m'è capitato, è un'esperienza molto brutta, anche perché la pinza ti può colpire o può colpire altri.
La buonanima di Sheldon Brown aveva approntato un adattatore di alluminio, molto più raffinato di questo tocco di ferro che vedete sopra. Adesso non trovo il link, ma intanto potete girovagare nel suo sito. 

giovedì 17 giugno 2010

Dice che la mia con le marce non è regolare, ma chi sta in zona dovrebbe fare un salto a Bergamo il 26 giugno, perché ci sono le Grazielliadi.


Tutte le informazioni qui: Grazielliadi di Bergamo

venerdì 11 giugno 2010


L'idea è di fornire la graziella di un cambio a 6 rapporti. Ho appena iniziato, fissando il deragliatore e cambiando la catena. Davanti la situazione richiederebbe un deragliatore con attacco al movimento centrale (ne esistono). Oppure si può scegliere di azionare solo il deragliatore posteriore e, se serve, manualmente, si sposta la catena sulla corona piccola. Mi sa che farò così.

giovedì 10 giugno 2010

«Qui vorrei capire aprire il capitolo delle intercettazioni telefoniche, che sono assolutamente indispensabili per scoprire i responsabili di gravissimi reati. Bene, è in cantiere una riforma sulle intercettazioni che in buona sostanza vieta, o riduce di molto la possibilità di usarle. Ciò significa impunità per fior di delinquenti, compresi assassini, rapinatori, sequestratori, estorsori, stupratori, pedofili, sfruttatori di prostitute, trafficanti di droga, usurai, corruttori, concussori, bancarottieri...Ora, tra i princìpi scritti nella Costituzione c'è anche quello della ragionevolezza che deve ispirare ogni legge ed è per questo motivo che la Carta costituzionale entrerà in tensione con la progettata riforma delle intercettazioni». Gian Carlo Caselli, Di sana e robusta Costituzione, add editore, Torino, 2010, p. 54.

mercoledì 9 giugno 2010

Ogni volta che vedo le bottiglie di plastica m'incazzo. Dicono che esagero. Le bottiglie da mezzo litro, poi, mi esasperano: le usano molto le donne (stanno nella borsetta, dicono). Una bevuta, una pisciata e ti tieni la bottiglia per mille anni. L'idea che quello che succede in discarica non ci riguardi è pessima. Ma c'è anche il rischio di danni diretti sulla salute, perché la plastica non è sana, è un prodotto del petrolio, che come è noto, non è adatto a fare i gargarismi. E di nuovo dicono che esagero, che la plastica loro la buttano nel cassonetto della raccolta differenziata. E allora ribatto che la metà di tutta la plastica riciclata, non di quella consumata e dispersa, finisce nei termovalorizzatori, ossia gli inceneritori, perché la plastica è un eccellente combustibile.
Da un po' gira sul web un bellissimo filmato sull'acqua in bottiglia, che consiglio di vedere se capite l'inglese, ma anche se non lo capite, perché il senso della questione si afferra lo stesso. Il video è qui.

martedì 8 giugno 2010

La libertà di stampa nella Repubblica Italiana è stata progressivamente ripristinata dopo la caduta del regime fascista di Benito Mussolini, il 25 luglio 1943 (dalla voce Wikipedia).
«Il nostro corpo è fatto di quel che mangiamo e respiriamo. Sono preoccupata: anche se la vita si allunga, tanti giovani e persone di mezza età muoiono di tumore. E tra le cause c'è anche l'inquinamento».
Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del FAI.

lunedì 7 giugno 2010

La mia amica ciclista Elena, sabato scorso, a Roma, zona Ostiense, è stata presa in pieno da uno scooter. Lui si immetteva sulla strada principale guardando indietro. Si è rigirato troppo tardi. Dice di non averla vista. Poi ha anche provato a dire che era lei che si era inserita e gli si era parata davanti. Un'infermiera, mentre la caricava sull'ambulanza, le ha detto perché non vai sulla ciclabile. Lui si è fatto più male di lei, che cammina, fasciata e illividita, con qualche ferita profonda. Questi scooter purtroppo sono molto più potenti dei cervelli che li guidano.

venerdì 4 giugno 2010

Anche se la nazionale italiana di calcio, imbottita di nutella, ha perduto contro il Messico (non me ne frega assolutamente nulla), oggi mi sento animato da spirito patriottico. Mi sono scordato di parlare del 2 giugno. La parata militare, i suoi costi, in epoca di crisi, mettono un po' in ombra il motivo per cui si celebra questa ricorrenza, facendola sembrare al pubblico televisivo più la festa delle forze armate che la festa della Repubblica Italiana. Con l'andare del tempo, poi, i ricordi si offuscano e si semplificano; gli uomini scompaiono e la storia diventa imbalsamata e fredda, mentre forze oscure da lungo operanti tentano di cambiare la Costituzione. Sto leggendo un libro molto bello che si chiama Di sana e robusta Costituzione, intervista di Carlo Alberto dalla Chiesa a Oscar Luigi Scalfaro e a Gian Carlo Caselli, add editore, Torino, 2010. Caselli ricorda quanto ha scritto Piero Calamandrei, una cosa commovente che voglio riportare. «Dietro ogni articolo di questa Costituzione, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, giovani che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta...che è un testamento, un testamento di 100.000 morti. Se voi dovete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione».

giovedì 3 giugno 2010

Ciemmona partimonio Unesco subito!

Da qualche giorno sto sfogliando la nuova guida Italia in bicicletta edita da Lonely Planet-Edt, Torino, 2010, scritta dalla cicloviaggiatrice, scrittrice e insegnante di yoga Ellee Thalheimer. Di yoga ce ne vuole molto per viaggiare in bici nel nostro paese. Il libro è edito anche in inglese e ha una diffusione importante fra i cicloturisti di tutto il mondo. È quindi anche un momento di verifica di ciò che sperimentiamo quotidianamente come ciclisti urbani e cicloviaggiatori autoctoni.
Mi interessa soprattutto lo sguardo dall'esterno di una realtà che ci appare molto poco a misura di bici. Le descrizioni sono meno drammatiche di quanto mi aspettassi. Certo, bisogna aggiungere il "correttivo" di uno sguardo trasognato e vacanziero, quello del cicloturista straniero, che raramente combacia con il nostro, che si punta sui particolari, più che sugli elementi rilevanti che attraggono i forestieri di passaggio. Sono troppo astratto? La chiudo qui. Il libro, per scontentare la Lega Nord e il ministro Maroni in particolare, inizia descrivendo Roma, invece di Varese. Davvero un'ingiustizia. Dopo aver liquidato la storia di Roma in venticinque righe, e descritto a volo di razzo l 'ambiente, il clima e le cartine necessarie al viaggio, indovinate di cosa parla la nostra tenace autrice? Dei Fori Imperiali? No. Parla della Ciemmona.
Invocando il diritto di cronaca, in questo paese giunto ormai a livelli birmani, cito testualmente: «Se vi trovate a Roma in bicicletta nell'ultimo weekend di maggio potete partecipare alla più grande manifestazione su due ruote dell'anno, la Ciemmona. Durante questo raduno i ciclisti si impossessano delle strade cittadine per protestare contro la cultura incentrata sull'uso dell'auto. [...] La Ciemmona richiama in città ciclisti provenienti da tutto il paese, dall'Europa e perfino da altri continenti. Si tratta di una manifestazione molto pittoresca e variopinta durante la quale le vie di Roma, in genere invase dalle auto, vengono conquistate da un numero incredibile di biciclette. una rumorosa folla di appassionati, difensori e fanatici della bici trascorre una giornata al sole, pedalano in zone della città normalmente off-limits per i ciclisti. È un momento molto divertente che permette di capire meglio i problemi legati all'uso della bicicletta a Roma. In genere l'atmosfera è spensierata, ma tenete presente che gli animi possono scaldarsi parecchio».
La Ciemmona è un patrimonio da salvaguardare, magnete turistico e culturale di una città disorientata, in cui la schiavitù dal petrolio e la mancanza di investimenti nella mobilità sostenibile genera il disagio nei cittadini. Un disagio che cresce ogni giorno.

lunedì 31 maggio 2010

I problemi al pozzo Deepwater horizon noti da diversi mesi. Segnali allarmanti hanno preceduto la catastrofe ambientale senza precedenti che si sta consumando nel Golfo del Messico. A giugno alcuni ingegneri della BP avevano espresso forti dubbi ai vertici dell'azienda, allarmati dal fatto che il metallo che si voleva utilizzare avrebbe ceduto sotto la pressione. Le notizie sono rimaste segrete, come succede spesso in questi casi. Poi dicono che l'Unione Sovietica era misteriosa. La resistenza dei metalli  è roba da istituto tecnico. I tecnici stanno studiando anche la valvola anti-esplosione della piattaforma, che non ha funzionato (fonte New York Times).

Avanti, allora, verso nuove catastrofi, anche nucleari, causate dal desiderio di risparmiare tempo e soldi.
Marco Bresolin, su Metro, 24 maggio 2010, p. 6 intervista Claude Mathaler, cicloviaggiatore planetario:
Domanda: In questi giorni ha pedalato a Milano: impressioni?
Risposta: C'è un traffico demenziale e gli automobilisti sono maleducati. poi il pavè e piste ciclabili disastrose.
Domanda: Come si può cambiare?
Risposta: Se metti a disposizione infrastrutture, la gente va più in bici. E poi serve educazione partendo dalle scuole. Oltre al problema inquinamento, gli amministratori devono capire che anche il commercio ci guadagnerebbe. i ciclisti consumano e i negozi cittadini sarebbero favoriti.

venerdì 28 maggio 2010

Gli effetti del disastro causato dalla BP [non notate un po' d'imbarazzo nella homepage? avete visto il logo, un po' germoglio, un po' sole?] nel Golfo del Messico si sentiranno per due generazioni. lo ha dichiarato Romano Pagnotta, biologo dell'Istituto di ricerca delle acque del CNR. Gli effetti di questa tragedia si sentiranno fino a quando il petrolio sarà finito. Per l'uranio sarà ancora peggio: 40 anni di risorse e migliaia d'anni per tenere a bada le scorie, salvo imprevisti. La specie umana in qualche caso ci tiene molto al passato, ma vive spensieratamente le prospettive per il futuro. I signori del petrolio sono anche peggio.

giovedì 27 maggio 2010

Nonostante l'aumento della temperatura per l'imminente Ciemmona, voglio spendere due parole su La macchina perfetta di Giò Pozzo e Adriano Maccarana, Il Saggiatore, Milano, 2010. Due signori in gamba, che hanno una conoscenza pratica. Hanno aperto Orco Cicli, che i milanesi conosceranno, se non altro per fama. Pozzo e Maccarana fanno anche i turni in ciclofficina. Davvero un bel libro, consistente come contenuti meccanici e molto attento anche al versante attivistico del ciclismo urbano. Un libro che resterà e che, pulite le mani con l'apposita pasta, vale la pena di sfogliare e tenere a portata di mano. L'ho letto e riletto. Vado d'accordo anche con le passioni degli autori, e pure con le loro idiosincrasie. Per esempio, dicono che le bici ammortizzate non sono propriamente bici: oh, finalmente, qualcuno che ha il coraggio di parlar chiaro. Gli autori hanno anche il tempo di informare sulla «tragica situazione delle ciclabili a Milano: sono gli sparsi "spaghetti" grigi che si perdono nella cartina», dopo aver descritto le solite situazioni surreali di ciclabili irraggiungibili, che non si sa dove iniziano e dove finiscono.
La macchina perfetta intreccia con naturalezza meccanica e storia: la cosa mi piace molto. Anche chi già possiede un testo di meccanica ciclistica troverà qui cose interessanti.

mercoledì 26 maggio 2010

martedì 25 maggio 2010

Elio Germano, premiato come miglior attore al Festival di Cannes (fonte: Corriere della Sera)
«In tanti mi hanno detto di essersi riconosciuti. Io sono un attore, ma prima ancora sono un lavoratore dello spettacolo e un cittadino. E come tale mi identifico in tanti altri che, come me, credono in un impegno nella collettività. Gli italiani che ogni giorno senza proclami si rimboccano le maniche per cercare di intervenire là dove lo stato latita. Gruppi di volontariato cattolici o laici, che si occupano di centri sociali, di accoglienza, di cultura. E spesso, proprio per questo, vengono bollati come nemici, violenti, eversivi. Ogni attività "esterna" viene guardata con sospetto dallo stato e dai partiti».
«Ci fosse stata al governo la sinistra avrei detto le stesse parole. Perché anche la sinistra, anche i sindacati, si sono allontanati dalla gente comune. La distanza cittadini-istituzioni ormai si è fatta enorme».
L'altra sera, inaugurazione informale a Roma, Monte Mario, della Curva di via Trionfale, con tanto di marciapiedi inclinati illegali. Il traffico, come si vede, è bloccato. L'allargamento non serve a niente, perché poi la strada si riduce da entrambe le parti

lunedì 24 maggio 2010

Ecco cosa succede a dare retta ai signori del petrolio.
Il ministro degli Interni Usa Ken Salazar, in visita nel Golfo del Messico, per valutare di persona i gravissimi e irreversibili danni ambientali che la perdita di petrolio sta causando, ha parlato di "rabbia e frustrazione" che crescono alla Casa Bianca e ha detto di "essere molto arrabbiato" con il gruppo petrolifero britannico, perché "di scadenza mancata in scadenza mancata continua a non onorare le promesse fatte". I tecnici della BP hanno dichiarato che martedì, al massimo mercoledì, proveranno ancora a chiudere la falla.

mercoledì 19 maggio 2010

Una semplice idea per dotare le bici di parafango posteriore (soprattutto se la ruota passa molto vicino all'attacco dei freni), con grande facilità di montaggio e smontaggio. Sulla mia graziella era l'unico sistema possibile. Si taglia il parafango all'altezza dell'attacco, si monta l'attacco metallico al contrario.


 Non ci sarebbe spazio per il parafango intero. Quindi si taglia e si monta (in un secondo).

martedì 18 maggio 2010

Edoardo Sanguineti (1930-2010)


Ballata delle donne

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.
Sentenza pilota per le città italiane. D'ora in avanti sarà molto difficile tutelare la qualità dell'aria delle città, neutralizzando così le normative europee in materia.
Dopo quasi due anni di dibattimento, il tribunale di Firenze ha emesso una sentenza assolutoria. L'accusa aveva chiesto pene dai 5 agli 8 mesi. Il giudice ha assolto l'ex-sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, e l'ex-governatore della Toscana, Claudio Martini. Il fatto non sussiste. L'accusa sosteneva che gli amministratori pubblici avrebbero sottovalutato l'allarme inquinamento da polveri sottili e da biossido di azoto. E di aver violato le normative europee in materia, senza adottare "misure per la tutela della salute dei cittadini".
Secondo i giudici di Firenze, l'inquinamento ha dimensioni mondiali, e siccome le polveri sottili sono prodotte anche da vulcani e altri fattori naturali, il superamento delle soglie da solo non significa nulla. Anche perché, sempre secondo i giudici, le particelle sottili potrebbero arrivare da paesi esteri e quindi non è possibile stabilire il livello d'inquinamento locale.

lunedì 17 maggio 2010

Capitale
«Roma cade a pezzi. Rutelli e Veltroni, che pure l’hanno governata per quindici anni, non hanno saputo pensare al futuro. Avevano i numeri e il consenso per farlo, per innovare lasciando il segno, per sperimentare, per rischiare, perfino per permettersi di sbagliare, ma si sono limitati ad amministrare. Che non è poco, ma neanche abbastanza. Hanno consegnato la città a un centrodestra impreparato e inadeguato. Chi vive a Roma osserva giorno dopo giorno il suo progressivo disfacimento, l’invasione dei pullman turistici, la sporcizia che si accumula, l’abbandono dei parchi, la moltiplicazione dei cartelloni pubblicitari. Per la prima volta nella sua storia, a metà anno il comune è ancora senza un bilancio di previsione: può solo gestire l’ordinaria amministrazione. Le casse sono vuote, si tagliano i servizi per gli anziani, non si aprono nuove scuole. Il degrado materiale della città ha cominciato a intaccare il tessuto sociale. Roma cade a pezzi, specchio fedele del paese di cui è capitale». Giovanni De Mauro, Internazionale, 14-20 maggio 2010.

venerdì 14 maggio 2010

Mettetevi a dieta, abbronzatevi, allenatevi, mettete a punto il vostro mezzo, iniziate a pensare al menù, qualche attrezzo, la camera d'aria di riserva, l'amica o l'amico, le toppe, le bevande, la preghiera di Santa Graziella, la maglietta con la scritta giusta, fiorellini e ricordi, musica, il fischietto.

giovedì 13 maggio 2010

«Ad Hannover e a Malmo c'hanno pensato 40 anni fa a pianificare urbanizzazione e trasporti, e non perché loro sono più fricchettoni, è perché devi sapere a che ora parti e a che ora arrivi, e non è una bella vita avere permanentemente sotto le finestre di casa un tubo di scappamento». Report, Rai-Tre, 9 maggio 2010.
Oggi a Roma il collettivo dei Ciclomobilisti organizza il Bike to Work Day. Per saperne di più, vedete qui.
L'idea è di incentivare i percorsi casa-scuola e casa-lavoro in bicicletta. Penso che sia molto importante fare il primo tentativo, poi ci si prende gusto. Nonostante le incertezze meteorologiche, è tutta questione di fare la prima pedalata, non per diporto, non la domenica, non in un parco.
Se non l'avete fatto oggi, potete farlo domani. L'importante è iniziare e farlo spesso. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Bartali, sfollato a Pescara, andò a Milano in bicicletta a comprare i tubolari, che erano finiti. Non siete Bartali, ma non dovete neanche fare Pescara-Milano-Pescara con svariati tubolari in spalla.

mercoledì 12 maggio 2010

«La realizzazione di zone pedonali nel cuore delle grandi città contribuisce sostanzialmente a migliorare l'ambiente fisico notoriamente soggetto a numerosi inconvenienti (scarsità di spazio, di acqua ed aria pura, di luce; isolamento della natura; inquinamento; rumore, tensione nervosa). nella stessa direzione sono diretti i programmi per l'espansione e la diffusione dei servizi sociali e ricreativi, nonché per la dotazione di parchi urbani, nei confronti dei quali si è avuto un cospicuo dilatarsi della domanda pubblica».
Gabriele Scimeni, Enciclopedia Treccani, 1979.

martedì 11 maggio 2010

A Roma, in questo istante, stanno asfaltando la pista ciclabile tra Castel Sant'Angelo e Ponte Garibaldi. Spiragli di concretezza e cauto ottimismo.
A margine della Pacchianata Nazionale della Bicicletta, un indovinello.
«A monte di questa emergenza c'è una situazione di crisi che va risolta e subito. "È passata l'epoca della bicicletta come 'pallino ecologista' di pochi irriducibili, dichiara Squiteri a Leonardo Gorra del Messaggero (27 maggio), la bici è sempre considerata (e da sempre più gente) come un mezzo di trasporto ordinario. Da tutti meno che dalla legge. Ecco perché il coordinamento nazionale di tutte le associazioni di amici delle due ruote, sorte in questi ultimi anni in Italia, ha preparato una serie di emendamenti e di correzioni al Codice della Strada sia per proteggere i ciclisti sia per definire con maggiore chiarezza lo 'status' giuridico del veicolo-bici».

A quale anno risale la citazione dell'articolo?

venerdì 7 maggio 2010

Prima che la Giornata Nazionale della Bicicletta ci cada addosso in tutta la sua vacuità istituzionale, vorrei proporre ai ciclisti una sana e divertente alternativa, per una delle poche giornate che abbiano davvero un senso e un riscontro immediato.
La bici è importante nella vita di molti, ma essere presi in giro non va bene.
Vorrei ricordare che il 21 dicembre, solstizio d'inverno, si celebra la Giornata Mondiale dell'Orgasmo Collettivo Sincronizzato per la Pace. Manca ancora un po’ al Global Orgasm, escogitato da una coppia di simpatici statunitensi. Preferisco però ricordarlo ora, in modo che tutti possano prepararsi con calma e in modo adeguato a questo importante avvenimento, facendo molta pratica prima di quella scadenza. Vi terremo informati su iniziative legate al Global Orgasm sul territorio della Repubblica Italiana.

Dal blog “rotazioni” buoni orgasmi a tutti!

giovedì 6 maggio 2010

Il sorriso di un Piero Chiambretti elegantissimo risplende oggi sulla copertina di Sette, settimanale del Corriere della Sera (quasi illeggibile e ingovernabile da quando hanno ampliato il formato, ma almeno la carta adesso si può riciclare e non riflette fastidiosamente la luce artificiale). Piero sta per montare in sella alla sua bici in Piazzale Giulio Cesare a Milano.
Con grande trepidazione apriamo le pagine di Sette e ci disponiamo a nutrirci delle informazioni che Gianni Santucci e Stefano Landi hanno raccolto in quella che in copertina viene definita generosamente "inchiesta", un termine che a me fa pensare a Marco Nozza, ma anche a Jacona, a Ranucci, alla Gabanelli, al defunto Diario. Qui forse è fuori luogo, perché quando apro le pagine in questione mi si riversano addosso Fini, la Prestigiacomo, Formigoni, la Santanchè, Madonna, Mentana, Muccino e altri che mi fa fatica solo nominare (e di fatica già ne ho fatta parecchia, anzi troppa).
La cosiddetta 'inchiesta' sorvola nella vaghezza più assoluta il tema della ciclabilità urbana.
Mi concentro su Roma, perché la quantità di scempiaggini contenute nell'articolo è considerevole. Cito testualmente: «Anche nelle grandi città qualcosa è stato fatto». La prima risposta che mi viene in mente è: andate a cagare.
«A Roma, storicamente avversa all'uso di biciclette [vaniloquio: storicamente quando? Gli anni Trenta, i Cinquanta?], da quando per dimensioni e morfologia di territorio più adatta a scalatori da Giro d'Italia [la solita minchiata dei 7 colli, che non esistono più]».
Piuttosto, Roma è uno storico serbatoio di acquirenti d'auto, i ministeriali, ecc. da cui anche la mostruosa arretratezza del trasporto su rotaia. Se la metro funziona, non compri l'auto.
Poi la parte dedicata a Roma si occupa del bike-sharing. Se fossero andati a vedere la ciclabile interrotta davanti a una scalinata a Capoprati, con rischio di morte per i ciclisti, avrebbero reso un servizio. Il tutto condito dalla stupidaggine che la ciclabile sull'argine del Tevere avrebbe il problema degli allagamenti, quando anche le nutrie sanno che il problema sono semmai i sampietrini. Come autori di inchieste al Corriere stanno messi male. Invece di spargere incenso, andate a vedere col taccuino in mano.

mercoledì 5 maggio 2010

Grandissima trepidazione per l'uscita del settimanale Sette del Corriere della Sera, in edicola domani, con copertina e "inchiesta" dedicata alle piste ciclabili italiane e alla ciclabilità. Grande occasione per approfondire l'argomento bicicletta. In sintonia con la Giornata Nazionale della Bicicletta, che verrà celebrata il 9 maggio in tutta Italia con manifestazioni interessantissime e soprattutto risolutive.
«Stiamo lavorando sulla mobilità cittadina dove abbiamo 3 miliardi di investimenti già stanziati e 13 a lunga scadenza», ha detto ieri a Bruxelles il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno (fonte Corriere della Sera di oggi, Cronaca di Roma, p. 4).

martedì 4 maggio 2010

"Chiodo fisso", programma mattutino di Radio3-Rai, questo mese è dedicato alla bicicletta. Venti puntate dal lunedì al venerdì, alle 10.50 su Radio3. Le frequenze sono qui.
A Teramo, il sindaco ha avuto un'idea semplice: i membri dell'amministrazione comunale non potranno più prendere l'auto. Maurizio Brucchi ha annunciato anche un progetto di mountain bike condivise. Nel capoluogo abruzzese le scuole pubbliche sono dotate già di impianti fotovoltaici (fonte La Repubblica).
Finito l'effetto dei bonus, ad aprile crolla il mercato dell'automobile: -15,6%. la Fiat a -26%. Gli industriali del motore a scoppio dovrebbero riflettere sull'opportunità di riconvertire settori delle loro aziende in attività non legate al petrolio. Frattanto, i carburanti stanno salendo: la benzina verde è a 1,44 euro al litro.
Caro Dario,
credo che il 9 maggio, Giornata Nazionale della Bicicletta, più che una giornata laboratorio sia una giornata passerella per il Ministero dell'ambiente, l'ANCI e l'ANCMA.
Se il problema è trovare un giorno per provare ad andare in bici in città, le giornate non mancano: 25 aprile, 1° maggio, tutte le domeniche, tutti i giorni nei parchi, il 1° gennaio di mattina presto, a Pasqua, a Natale, nel mese d'agosto, se resti in città, di mattina con quell'aria fresca o nel tardo pomeriggio, ecc. Il problema è che si va al lavoro nei giorni feriali, in mezzo al traffico, e le persone hanno paura, soprattutto all'inizio, quando non sanno come muoversi.  Se non sperimenti, non capisci che ci sono strade più sicure, cose da fare e cose da non fare. Ma è tutto affidato ai singoli.
I Comuni, le Province, le Regioni e lo Stato non fanno nulla per la bicicletta e hanno delle responsabilità. Oltre al danno ambientale dell'inquinamento, c'è la beffa. Lo sforamento dei tetti di CO2 è punito con sanzioni dall'Unione Europea. Sanzioni che alla fine paghiamo noi cittadini. Non finanziano neanche le leggi esistenti, per dirne una. Sarebbe bello se la Giornata Nazionale della Bicicletta fosse un momento per prendere atto di questa situazione. Purtroppo, nel migliore dei casi si faranno le biciclettate.

lunedì 3 maggio 2010

Vorrei riflettere sulla Giornata Nazionale della Bicicletta (9 maggio), che dicono organizzata - ma di organizzato non c'è nulla - io piuttosto direi indetta da Ministero dell'Ambiente, ANCI e ANCMA. Anche il Comune di Roma aderisce. Il programma è qui. Cioè il programma non c'è. La giornata è indetta, e basta. Il ministero però ha fatto il logo, carino, con le girandole sulle ruote, ha aperto un gruppo Facebook e girato un video promozionale. Un lavorone.
È la solita storia. Indire non costa niente, promettere neanche. Questa è la strategia promossa dal ministero e dagli Enti locali delle metropoli italiane. Zero spese e sui giornali ci si fa belli lo stesso.
Le associazioni di ciclisti dovrebbero essere molto attente ad associarsi ad eventi del genere, che ledono la loro immagine e non portano reali benefici ai loro obiettivi.
La vacuità non attira più nessuno.
No, mi correggo. Guardando il sito del ministero dell'ambiente scopro che a Roma c'è qualcosa di concreto: un presidio slow food della famiglia De Juliis che offre lo sconto del 20% sulla vendita del caciofiore a chi si recherà in bici al caseificio. Grazie, fabbricanti di formaggio, per aver reso concreta anche nella Capitale la prima edizione della ormai già mitica Giornata Nazionale della Bicicletta.
Cerchiamo di esserci tutti, monociclisti, pattinatori, camminatori, reclinati, monopattinatori, triciclisti, ecc.
Come alle Olimpiadi nell'antica Grecia, scendete a Roma per uno, due, tre giorni. Per una settimana abbandonate i percorsi casa-lavoro o le gite fuori porta e planate sulla Capitale, per pedalare, mangiare e bere.