lunedì 2 maggio 2011

Furto di bici e come tentare di prevenirlo

Con la primavera e l'estate si intensifica l'uso della bici e, di conseguenza, aumentano anche i furti. Un recente articolo della Gazzetta di Parma delinea scenari inquietanti che riguardano il commercio di bici rubate. Esiste a Parma, come in molte città italiane in cui circola un grande numero di biciclette, un sistema di furti e rivendite a basso prezzo dei velocipedi rubati. Una specie di girandola irrefrenabile, a tutto vantaggio dei ladri, di cui gli acquirenti si fanno complici e promotori. E anche vittime. Infatti, chi acquista una bici rubata se la vede presto rubare e ne va a cercare un'altra: una specie di bike-sharing molto costoso, e illegale, in cui tutti diventano vittime e carnefici. Solo i ladri ci guadagnano, fino a quando non li beccano. Visto il prezzo basso e le "condizioni di vendita", l'acquirente quasi sempre è ben conscio che sta comprando una bici rubata. Il reato si chiama ricettazione (art. 648 del Codice Penale).

Questo "mercato" riguarda bici di ogni genere, che vengono modificate e rivendute. Un altro discorso va fatto per il furto di bici di qualità superiore. Numerose segnlazioni, con foto della "vittima", sono visibili per esempio sul sito ciclistica.it (vedi qui per un caso recente).
Il furto di bici è odioso per tante ragioni. Quella più importante è che scoraggia i ciclisti urbani, che alla fine desistono dall'uso delle due ruote, dopo aver subito due o più furti. Non è infrequente raccogliere la testimonianza di chi si è visto rubare quattro o cinque biciclette. Questo succede soprattutto nelle grandi città e laddove la densità dei ciclisti sia alta (Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Veneto). Un'alta percentuale di furti scoraggia anche potenziali nuovi ciclisti. Insomma, rubare una bici è anche un reato ambientale!  In passato sono state scoperte organizzazioni criminali che rubavano ed esportavano bici all'estero o comunque in luoghi lontani. Nel caso di bici personalizzate, d'alta gamma, facilmente riconoscibili dagli utenti del web, è probabile che questa sia la loro destinazione ricorrente. Infatti, il costo delle modifiche (riverniciatura, ecc.) sarebbe troppo alto. Il web, in questo senso, è un ottimo deterrente, perché permette di segnalare la scomparsa del proprio cavallo d'acciaio con molta precisione. (È vero anche, però, che una bici costosa può essere trasformata con maggiore vantaggio economico per il ladro.)

Un altra cosa sono le bici "da battaglia", quelle di cui si scrive sul quotidiano di Parma. Mezzi più economici e anonimi a causa della loro grande diffusione, subiscono piccole modifiche e vengono rivendute nella stessa città o nei dintorni.

Come prevenire il furto? 
Se dovete impiegare una bici per piccoli spostamenti all'interno della città, sceglietene una poco appariscente, usata (esiste un mercato legale di compravendita fra privati), con pezzi poco costosi e non facilmente staccabili, a cominciare dalle ruote e dal sellino (quindi evitate gli scanci rapidi).

Seconda regola. Cercate di non lasciare la bici in strada di notte. Il ladro ha tutto il tempo di rubare. Infatti, a prescindere dal tipo di catena e lucchetto impiegato, il fattore tempo è determinante. Tutto può essere rotto, ma se incateno pesantemente la bici a supporti stabili, è probabile che il ladro vada da un'altra parte. In questo senso, potete far uso di un catenaccio stanziale, da lasciare nel luogo in cui abitualmente andate a parcheggiare, e di un altro trasportabile. La bici può essere collocata in salotto, su un terrazzo, nell'androne o nel cortile interno del palazzo (cosa non sempre sicurissima). Può anche essere appesa da qualche parte con vari sistemi (carrucole, pulegge, ecc.), che a me intrigano parecchio.

Cercate di parcheggiare in luoghi chiusi, anche a costo di portare la bici in uno scantinato o un sottoscala.

Valutate l'acquisto di una bici pieghevole che, sebbene mediamente più costosa, può essere trasportata nel luogo di studio o lavoro. A Barcellona e in altre città europee è la scelta prevalente: ciò è dovuto proprio ai ripetuti furti.

Ricordatevi che il ladro può arrivare a piedi, ma anche con un furgoncino, per cui regolatevi di conseguenza. Gli ancoraggi, quindi, devono essere solidi e non trasportabili.

A Pisa e Ferrara è stata adottata la marchiatura delle biciclette, altrove il microchip e altre soluzioni tecnologiche. Si stampiglia un numero di matricola che contraddistingue il velocipede e chi ne è proprietario. Può funzionare in certi contesti, ha effetti dissuasori, ma secondo me, questi sistemi possono ridurre il furto delle bici "da battaglia" di cui si diceva sopra, non quello dei mezzi di alta gamma, personalizzati, ecc.
Esistono in commercio anche allarmi sonori per bicicletta, ci sono molte possibilità. A livello logico, l'unico consiglio che si può dare è di non superare con gli antifurti...il prezzo della bici.

La cosa più importante è dare filo da torcere al ladro. Usare quindi diversi catenacci robusti (u-locks, grosse catene con lucchetti corazzati, ecc.) e parcheggiare in un luogo visibile alle persone di passaggio. Durante la sosta si possono rimuovere sella e cannotto sella, per rendere le cose ancora più complicate. Togliere la catena dalla guarnitura, smontare le ruote, allentare il manubrio, bloccare le leve freno, stringendole con un catenaccio flessibile. Ma la cosa fondamentale è ricordarsi che tutto può essere rotto e tutte le bici possono essere rubate, è solo una questione di tempo. Da qui, ribadisco, il grosso pericolo costituito dalla notte e da tutte quelle situazioni in cui c'è poca gente in giro.

Mi fermo qui, per non rivelare le mie tecniche più segrete. La fantasia per creare problemi a chi ci vuole fregare il nostro cavallo d'acciaio è infinita. Bisogna solo armarsi di pazienza e darsi un po' di tempo per rendere rapide e agevoli le nostre manovre dissuasorie, al momento di legare la bicicletta. Ognuno alla fine metterà a punto le strategie che giudica più convenienti.
Anche la Fiab ha dedicato una pagina ai ladri, che potete trovare qua.

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