lunedì 19 maggio 2008

La responsabilità sociale dei prodotti ”usa e getta”

Nelle acque dell'Oceano Pacifico navigano 100 milioni di tonnellate di plastica, ripartite in due enormi isole galleggianti. La notizia, ripresa tra gli altri dal Corriere della sera del 23 febbraio 2008 ha destato scalpore, anche perché assomiglia a quelle storie inverosimili, tipo il coccodrillo bianco nelle fogne di New York. Questa notizia, però, è vera. L’oceanografo Charles Moore studia queste masse di plastica dal 1997, anno in cui le ha scoperte. Queste masse di rifiuti si sono formate negli anni Cinquanta del Novecento e crescono costantemente, alimentate da navi e piattaforme (20%) e dalla terraferma (80%). Nonostante gli studi, appare difficile che qualcuno possa risolvere rapidamente il problema. La plastica prodotta ce la teniamo, questa è la lezione più importante. E le grandi multinazionali devono produrre plastica, perché la plastica è un derivato del petrolio e siccome consumiamo benzina, la plastica va usata, e ce la teniamo tutti, anche chi non usa l’automobile e chi consuma poca plastica.

Vorrei commentare i dati apparsi su articolo del Sole-24 ore, 25 febbraio 2008, p. 18. Il mercato dei prodotti “usa e getta” vale oggi in Italia 4.3 miliardi di euro. Questo enorme giro d’affari significa posti di lavoro, comodità per gli utenti, ma anche enormi costi ambientali, che soltanto nuovi comportamenti generalizzati dei consumatori e nuove politiche ambientali potrebbero risolvere. Per quanto riguarda le stoviglie monouso di plastica, l’Italia si colloca in testa alla graduatoria europea. Un primato non invidiabile, viste le pesanti ricadute ambientali. Va inoltre ricordato che il nostro paese è al primo posto anche per il consumo di acqua minerale, la cui massima parte viene venduta in bottiglie di plastica non riutilizzate. Un consumo quasi sempre immotivato, data l’ottima qualità dell’acqua che esce dal rubinetto di casa.

Nel 2007 il settore è cresciuto di 5% in termini di quantità e del 3% per quanto riguarda il fatturato. La metà del mercato si concentra al Sud. Decresciute, invece, le vendite dei piatti di cartone (-5.4%). La carta (fazzoletti, carta igienica, ecc.) ha segnato una decrescita dell’8.3% dal 2006 al 2007.

Una serie di dati per l’intero comparto, elaborati dal Sole-24 ore su dati Istat, Aippm, Gfk, Fater, Federchimica, ci fa rendere conto di quanto la plastica monouso invada le nostre discariche, molto più di quanto non venga riciclata. Il riciclaggio, inoltre, è l’ultima spiaggia nella catena del consumo, perché costa e ha anch’esso un costo ambientale ed energetico. Ecco i dati (valori in milioni di euro):

Carta

Carta igienica: 878

Asciugamani: 221

Vassoi, piatti, scodelle, bicchieri, ecc.: 303

Tovaglie, tovaglioli: 258

Articoli domestici e ospedalieri: 198

Fazzoletti: 189

Plastica

Bicchieri: 200

Piatti: 140

Penne a sfera: 67

Altre stoviglie: 60

Rasoi gettabili: 150

Accendini: 6

Altri beni

Pannolini per bambini e adulti: 1.045

Assorbenti e tamponi: 270

Batterie non ricaricabili: 300

Macchine fotografiche usa e getta: 20

Se tutti gli italiani impiegassero rasoi elettrici, non comprassero acqua minerale in bottiglia e usassero batterie e penne stilografiche ricaricabili, il risparmio ambientale sarebbe enorme. Piccole consuetudini cambiano il mondo, se vengono praticate da una grande quantità di persone. Ma l’inerzia è molta, e quella italiana è a dir poco spaventosa, in tutti i campi. Quindi l’unico rimedio è quello legislativo, anche se molte leggi ambientali esistono solo sulla carta. Per esempio, tassare le batterie usa e getta, molto inquinanti. Il costo delle batterie ricaricabili è ormai molto basso e la loro efficienza energetica è pari a quella delle migliori batterie “usa e getta”. A questo punto, perché aspettare? Il sospetto è che ci siano molti interessi economici: nei supermercati e nei negozi più piccoli, si trovano facilmente le batterie “usa e getta”, mentre quelle ricaricabili sono cosa da addetti ai lavori? Per quale motivo, visto che il costo è ormai pressoché lo stesso, con il vantaggio che la pila ricaricabile può essere ricaricata decine di volte con un grande risparmio?

Nessun commento: