lunedì 31 gennaio 2011

La graziella Sabrina e Rainer Ganahl / 3


Sabrina alla partenza per Bologna, con il bagaglio (circa 4.5 Kg di zaino)

Sabrina è molto bella, ma ha un pessimo carattere. Nel senso che se ti distrai un attimo, rischi di ritrovarti per terra. Rispetto a una bicicletta normale, la risposta al minimo spostamento del manubrio appare subito esagerata. Non solo a causa delle ruote da 20”, ma anche per via del manubrio dritto, che ho preso da una mountain bike da bambino e dalla quasi totale assenza di “pipa” nell'attacco manubrio. L'attacco, infatti, è quello originario: un tubo che entra nella serie sterzo (anche qui ho lasciato quella originale, per non far aumentare il peso) e ha una curvatura minima. Questa scelta deriva dalla necessità di ridurre al massimo l'ingombro del mezzo, anche quando è intero. All'inizio non è stato facile fare amicizia con Sabrina. Ma dopo averne percepite e assimilate le caratteristiche, e anche i suoi limiti, è davvero uno spasso pedalarci.
Ho tolto subito le orride pedivelle a chiavella (ovvero a zeppa), che saranno pure filologiche, ma sono una vera condanna. Ci aiutano a capire quanta fatica facevano i padri del ciclismo. Vanno bene per le signore e per passeggiate tranquille. Al movimento centrale ho montato un perno quadro, una guarnitura da mountain bike a 44 denti. Freni Miche da passeggio, in alluminio. Ganasce dei freni d'alluminio, quella davanti ha l'attacco della guaina dalla parte sbagliata e quindi il cavo fa un giro tortuoso: appena trovo la ganascia giusta la sostituisco. Copertoni Schwalbe Marathon, spessore 1.35 pollici, rinforzati. Ho parlato dei copertoni più adatti alla graziella con uno dei massimi esperti mondiali del settore, Livio. Il discorso era questo: vale la pena comprare un copertone economico, che dura sei mesi? No, non vale la pena. Sommando il costo di diversi copertoni economici, la spesa nel tempo risulta più alta, è più facile forare, il copertone t'abbandona all'improvviso e ti lascia a piedi. Anche a livello d'impatto ambientale, è molto meglio un copertone buono che cinque di cattiva qualità. Questi Schwalbe costano un po', ma sono eccezionali; montarli però è un'impresa. Si spera che con l'andar del tempo si allentino un po': certo se forassi in mezzo alla strada sarebbe la fiera del turpiloquio e ci vorrebbero quattro levagomme per togliere il copertone. Completa il tutto un tubo sella d'alluminio, abbastanza lungo da permettere una posizione decente, quindi non con le ginocchia tra i denti, come sarebbe stato con il tubo originario. E una sella da 12 euro, col buco, molto comoda. Appendici d'alluminio sul manubrio che permettono di variare la presa e stare un po' più alti col busto, visto che Sabrina impone una posizione molto in avanti, quasi da corsa.
Alla ciclofficina ExLavanderia ho rimediato due cerchi d'alluminio da 20 pollici a 36 fori (mi pare che provenissero da una bmx da bambino) e ho costruito una ruota posteriore con un robusto mozzo da mountain bike. La ruota anteriore, invece, è ancora quella originale a 28 raggi, con cerchio di ferro. Costruirò con calma la nuova ruota, perché voglio provare a usare raggi d'acciaio, la cui misura dovrebbe essere a occhio 200 mm: un formato introvabile in commercio, per cui dovrò tagliarne 36 e filettarli uno a uno.
E ora veniamo al nuovo sistema di impacchettamento di Sabrina. Avevo bisogno di un telone leggero e poco voluminoso per non sovraccaricare un mezzo la cui relativa leggerezza avevo conquistato a fatica. Ho cominciato a gironzolare per negozi. La sacca specifica per bici è da escludere subito: è fatta per bici da corsa, pesa un sacco, è rinforzata con parti che non si piegano più di tanto. L'altra ipotesi sarebbe quella della sacca autocostruita in materiale impermeabile, con velcro. Invece qualche giorno fa mi sono imbattuto casualmente in un cappotto impermeabile, di quelli che usano quei busoni scureggioni degli scooteristi. Lo trovo nel reparto moto di un supermercato. Costa la bellezza di 36 euro, ma è un sistema pratico. Non pesa tanto e una volta rimontata la bici, si può anche indossare, ha quindi un doppio uso conveniente, se fa freddo; altrimenti si può usare per fare la sauna gratis. Ripiegato occupa poco spazio.
Quando si deve salire su un treno e si aspetta trepidanti che venga confermato il binario previsto, l'impacchettamento della bici deve avvenire con una certa rapidità. La bici tipo graziella si smonta in questo modo: si fa rientrare il tubo sella, si smonta il manubrio e si piega il telaio, assicurandosi di ristringere la vite e il dado, che altrimenti potrebbero perdersi. Si bloccano le parti mobili con dei cordini. Poi si dispone per terra il cappotto, ci si adagia dentro la bici, si piega tutto e si chiude con due elastici portapacchi che si fissano al portapacchi. Bisogna assicurarsi solo che la graziella non mostri sfrontatamente le sue grazie, in particolare la catena e la guarnitura, a un eventuale ferroviere zelante. Ma il fagotto tiene, è credibile, si prende in braccio, è piccolo ed entra facilmente anche nello scomparto bagagli dei treni ad alta velocità.
L'apparizione di questa meraviglia sdrucita e strana nei non luoghi metropolitani desta una discreta attenzione, in particolare in soggetti dediti in qualche modo ad attività meccaniche o tecnologiche. Le donne hanno un po' paura di Sabrina e dei suoi ferri sporgenti. Ma qualcuna sbarra gli occhi, anche perché si ricorda delle corse in bici nell'infanzia, mentre adesso non è più possibile: la famiglia, il lavoro, il traffico di queste città che ti mangia la vita e la calma. Impossibile, pensano, sbagliando, tornare a quei tempi.
Entrare e uscire dalle stazioni ferroviarie con questa vecchia graziella è una goduria. Con lo zainetto in spalla, si sorvola il mucchio di persone in attesa alla fermata dell'autobus, le lunghe penose file davanti ai taxi, con un bagaglio sproporzionato al seguito: una sola valigia, forse, ma pur sempre un trolley da 20 o 40 Kg. E una corsa in taxi costa almeno come un copertone di Sabrina: solo che il copertone dura 5 anni.

Arrivo a Bologna con la Sabrina, percorro via Stalingrado per recarmi ad ArteFiere. In termini di ciclabilità, Bologna dista da Roma quanto gli USA dalla Mongolia per l'industria aerospaziale.

Due telai abbandonati, purtroppo non posso prenderli

Un edificio della Fiera di Bologna

Devo partecipare a una tavola rotonda voluta dall'artista Rainer Ganahl, con cui entro in sintonia dopo 13 secondi.

Ganahl e l'umile redattore di questo blog a Bologna

Approfitto per conferire a Ganahl il "Rotazioni Award" 2011 per il suo lavoro creativo all'incrocio tra bicicletta, arte e politica: la collanina che ha al collo l'ho fatta io con un pezzo di catena e tante martellate. Ho insistito per portare dentro la fiera anche Sabrina, che si offre alla curiosità dei visitatori come un'opera d'arte. Dico che costa 100 mila euro. Parliamo con Rainer tranquillamente, in attesa degli altri ospiti, che sono Achille Bonito Oliva, celebre critico d'arte, Giovanni Carrada e Cristiana Perrella, curatori della mostra Happy Tech (che andremo a visitare più tardi). Anche Carrada appartiene alla Famiglia, nel senso che dopo un incidente in cui ha sfasciato la moto e anche un po' sé stesso, si è convertito alla bici, che usa intensamente a Roma. C'è pure Maurizio De Concini, amministratore di TCMobility, azienda di Bolzano che costruisce bici ibride, ossia a pedalata assistita, che ha offerto alcuni esemplari a un gruppetto di artisti per permettere loro di lavorarci su.

Bonito Oliva arriva per primo e ci indirizza uno sguardo un po' gelido. Dice che deve andare via presto, ecc. Poi invece si infervora e rimane, dice cose interessanti, parla di Duchamp, ecc. e ricorda che Mario Schifano amava la bici, al punto di far modificare la grande casa nel centro di Roma per andarci. Alcuni quadri di Schifano ritraggono bici.

Tralascio tutta una serie di questioni emerse nel dibattito. (Parlo di strapotere delle multinazionali del petrolio e dell'auto che hanno modificato le città e la vita civile, del fatto che l'auto elettrica ha 150 anni, ecc., il traffico e le soluzioni, un'idea pura di bici vieta anche gli ammortizzatori, ecc.)
Ganahl è anche un ciclista urbano e il suo progetto di città fifty-fifty (metà delle strade per le bici e metà per le auto) mi trova d'accordo. Alla fine non resiste: vuole provare la Sabrina. In fiera.
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Andando via dalla Fiera in bici, diretti al centro, Ganahl vuole che provi la bici a pedalata assistita, un'esperienza interessante su cui potrei scrivere molto (ma non ora). Alla fine dice la Sabrina è interessante e che vorrebbe una bici così per girare per New York.
Nella fiera, dicevo che la TCMobility ha offerto alcune bici per uso artistico. Una è quella di Ganahl:


Tutti oggi vogliamo essere cinesi, la Cina è la nuova potenza mondiale che gestisce anche molte materie prime, per esempio le terre rare che servono a fare le batterie.
Un'altra ibrida è dedicata ai 150 anni del nostro Paese, credo:
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C'era stato un altro pedalatore d'eccezione, nientemeno che Bonito Oliva che, inforcata al volo la bici, ha cominciato a girare per la fiera.
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mercoledì 26 gennaio 2011

Rainer Ganahl /2

Rainer Ganahl, Use a bicycle, 2006


Dopodomani sarò a Bologna, ad Artefiera, ad Art Talks (Hall 18, ore 17.30-18.30) per partecipare a una tavola rotonda voluta dall'artista Rainer Ganahl, che da alcuni anni interseca la sua riflessione creativa con la bicicletta e la mobilità debole. Il recentissimo manifesto "ciclistico" di Ganahl, che ho pubblicato ieri anche sul mio blog, è un indizio di schiettezza e affetto per un oggetto troppo spesso manipolato per gli interessi più strani e lontani dal cuore del discorso: pedalare!
L'artista, nato in Austria e residente negli Stati Uniti, concepisce le tavole rotonde come una forma d'arte. Per questo m'ha chiamato e ci ritroveremo in una fiera d'arte contemporanea. Ganahl lavora con vari media e ha dedicato alla bicicletta film, installazioni e performance. Un lavoro lungo diversi anni, che denota un interesse non superficiale per l'argomento. I ciclisti urbani con qualche interesse per l'arte potranno proficuamente navigare nel sito dell'artista e ne rimarranno certamente sorpresi.

Ovviamente, mi sto dotando di una due ruote adeguata a una fiera dell'arte contemporanea. Anche il vestiario sarà all'altezza delle aspettative. La bici sarà inevitabilmente piccola perché la bici, sul treno modernissimo e velocissimo, non si può portare, al contrario dei Paesi sviluppati e anche di molti Paesi in via di sviluppo: le vecchie terminologie sono ormai inservibili, ci scherziamo su, ma tra poco - comandati da queste teste di cazzo - saranno guai seri. Evidentemente, in un Paese in piena decadenza come l'Italia e in preda all'oscurantismo più bieco, alla perdita totale di prospettive, investimenti, rilancio, creatività, felicità, ecc. in Italia, dicevo, non è possibile prendere il supertreno con la bici. (Però il cellulare prende, con l'inevitabile stillicidio delle telefonate inutili di chi sta in treno e si atteggia a grande manager.) A meno di non ricorrere alla DB, le benemerite ferrovie tedesche, i cui treni transitano anche nel nostro Paese, per fortuna. Da noi prima hanno tolto i treni espresso e intercity, poi hanno messo solo quelli ad alta velocità, su cui hanno proibito di portare le bici. Si sa, l'italiano è un imbecille che va solo in automobile (parlando al cellulare), perché non assecondarlo? Ma ho già messo a punto un'idea che permette di fottersene di queste assurde limitazioni della libertà del ciclista urbano. Agganciare la bici dietro al treno? Noooo. Vestire una bici a forma di cappotto? Nooooo. Truccare una bici da cane nella gabbia? Nooooo. Da fidanzata addormentata un po' metallica? Noooooo. Non ve lo dirò mai, anzi lo dirò a cose fatte.

martedì 25 gennaio 2011

THE REVOLUTION IS COMING...Rainer Ganahl/1



THE REVOLUTION IS COMING...


Bicycle Manifesto - 50 % Of All Streets To Be Converted Into Bikeways

Modern cities were made for cars. Older cities are used as if made for cars with the exception of small pedestrian zones turned into shopping malls. Neither of them accommodates bicycles.

In recent years, in certain cities we have seen the introduction of bicycle lanes. This is a good start but by far not sufficient.

What this Bicycle Manifesto demands can be summed up in one sentence: 50 % of all streets of any city should be reserved for bicycles and electric bicycles. These special lanes should be called bikeways.

Only high speed highways as well as pedestrian zones should be exempt from this rule. Motorcycles or scooters that don't run on batteries or exceed the speed of 32 km (20 miles)an hour should not drive on bikeways. Nor should there be pedestrians allowed.

With this rule, we don't have to ask or beg for more courtesy and respect towards cyclists, and pedestrians don't have to fear bicyclists when they step onto their bike lanes so often stolen from pedestrian territory. Bike lanes don't belong on sidewalks and they shouldn't ornate streets. Bikeways should be like separate street lanes that are clearly separated from car lanes and pedestrian walk ways.

Traffic engineering theory has to acknowledge that cyclists (including e-cyclists) are a growing class of species that cannot be viewed as lawless fast pedestrians or powerless car drivers.

What is to be gained and what is to be lost with such a 50 % solution ?

The introduction of pedestrian zones in the 1960s and 1970s in northern Europe was not an easy imposition. People were too much accustomed to drive up everywhere anytime a day. But the reality behind pedestrian zones is that these traffic less city areas became open air shopping malls hence the economic gain justified for the inconvenience for traffic.

This shopping mall logic explains why there aren't any significant pedestrian areas in major American cities: In the same era pedestrian zones sprang up in nearly every German, Swiss and Austrian city, the American dream lead middle class people on newly built highways into suburbs and right next to shopping malls without giving much attention to inner cities that started to decay.

Given this precedent, what would there be gained if existing streets would have to be divided and shared equally with cyclists? For sure, there wouldn't be any more shopping. There might be even less consumption since cyclists can't fill up trunks and backseats. But the gain would be a massive improvement of the quality of life with 50 % less air pollution, healthier, slimmer and hopefully happier people who suffer less from strokes, heart attacks and obesity than car drivers.

If cycling is made safer and more efficient, more people would ride on their bikes. More cyclist on save bikeways will inspire more people to ride and the perception of the city changes: people would discover that their cities can easily be cross by bike.

In this game electrical bikes -e-bikes -are not an alternative to bicycles but an alternative to cars. The car traffic would for sure be diminished and the pattern of transportation will change. Even consumption and cooking habits might change as smaller open air markets with fresh and locally produced products can have a renaissance and invite people to cook differently. In most cities cyclists move as fast or even faster as cars do today.

If bikeways become a reality travel time will be reduced for even cars since many people will opt for bicycling or e-cycling. The use of e-bikes offers pure biking and/or electric assisted biking which guarantees effortless mobility that can compete with the comfort of heated cars.

Generous bikeways will be not only the alternative to the current mostly dangerous bike reality but will be an invitation for more cyclists to hit the road and more cars to give up on driving.

This all will lead to an improvement in the quality of life, to environmental gains, to finally further changes in urban politics and urban transportation which need to be implemented. We need better bike parking facilities, effective bike sharing programs, i. e. cheap rent a bike networks throughout the city.

Bicycle and tricycle traffic combined with e-bike technology can be made so effective that even regular and bulky goods, products and services - taxis, kiosks, etc. - can be offered by bicycle as it is still the case in China and in places where developing and developed economies meet. Bicycles are not very economic and nonpolluting modes of urban transportation but also very quiet.

Given the implementation of bikeways that share all available streets equally with cars, easy riding on bicycles will guarantee easy living thanks to cheap, much healthier and environmentally friendly transportation. Once the infrastructure is in place, a massive re-education will take place and people of all ages and in all physical shape will resort to bicycles or e-bicycles.

Rainer Ganahl, New York, January 2011


More here.


«...ma lo sdegno adesso fa parte dello spettacolo. Lo si serve come aperitivo e poi si passa appresso. (...) Un giornale che non ha morale non è un giornale. E neppure un paese senza morale è un paese civile. Ho sempre dubitato della verità, così come la praticano alcuni giornalisti. Il telegiornale delle 20 è solo uno specchietto per le allodole. La crudeltà delle immagini dei genocidi, ieri in Bosnia, poi in Ruanda, e poi in Algeria, non fanno scendere in piazza milioni di cittadini né in Francia né altrove. Al primo terremoto, alla prima catastrofe ferroviaria si volta pagina. Lasciando la verità a chi mangia quel pane. La verità è il pane dei poveri, non della gente felice o che si crede tale».

Stefania Nardini, Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese, Perdisapop, Bologna, pp. 70-71.

«Doveva trascorrere ancora un anno prima che “La Marseillaise” provvedesse alla sua regolarizzazione. Traguardo che raggiunge nel 1972, quando il sogno di fare il giornalista a tempo pieno diventa realtà. Unica difficoltà, per il neocronista, sono gli spostamenti fuori città. Jean-Claude non ha la patente per guidare l'auto e l'unico mezzo che sa usare è la bicicletta. Ma non si perde d'animo».

(Ibidem, p. 83).

venerdì 7 gennaio 2011

Su La Repubblica di oggi, p. 34: Pechino soffoca tra i gas di scarico. Si torna all'antico, ora che le automobili invadono le metropoli del paese di mezzo. Blocco delle vendite delle auto; numero chiuso per le targhe; una lotteria per i permessi di circolazione; grandi progetti di sviluppo del trasporto pubblico. E 100 mila biciclette messe a disposizione gratuitamente all'uscita della metropolitana.
Narra la leggenda che un giorno Rocco, un ciclomeccanico milanese molto bravo, ebbe un'idea semplice e risolutiva. O forse ricevette l'idea in sogno o attraverso un altro meccanico, ma qui la storia si perde nelle nebbie del mito. Lo scopo era evitare che padri dissennati continuassero ad avvitare al contrario i pedali alle bici dei figli, che giovani aspiranti ciclisti urbani spanassero le poche pedivelle d'alluminio disponibili in ciclofficina. Insomma, se dopo un po' di lavoro meccanico si capisce che il pedale destro si avvita in senso orario e il sinistro in senso antiorario, di questo a volte ci si scorda e ancora più spesso ci si deve fermare a riflettere. Di qui l'idea, semplice e facilmente memorizzabile del pupazzetto. Il disegno qui in basso è stato tracciato da Piero - altro meccanico veramente forte - alla ciclofficina popolare Don Chischiotte di Roma. Alzando le braccia, la persona ha idea della inclinazione delle filettature destra e sinistra del pedale. Impossibile sbagliare. Buon 2011 a tutti.

mercoledì 5 gennaio 2011

Roma ama lo sport, lo sport ama Roma

Allora, la Formula 1 all'Eur. Lo sci di fondo al Circo Massimo. Al Terminillo, invece, si fanno le gare con le bighe. Ci sarebbe pure la prova di shopping a Castel Romano. E mi raccomando: la mountain bike sulle ciclabili, perché il percorso già va bene così com'è.

Il ballo del neutrone

Non essere geloso se tanti altri hanno il reattor,
non essere furioso se poi gli altri hanno uno shock:
con te, con te, con te che hai questa passione
io ballo il ballo del neutrone.

Non provocar reazioni se tanta gente vuole il sol,
non fare le scenate se nel vento trovo ardor:
con te, con te, con te che hai solo una passione
io ballo il ballo del neutrone.

Lentamente, ciancia a ciancia,
io ti dico che non serve
tu mi dici che è remoto
il pericolo di questo terremoto!

Non provocar reazioni se con altri voglio il sol,
Non farmi le scenate, se l’eolico è miglior:
con te, con te, con te che non hai persuasione
io ballo il ballo del neutrone.


Lentamente, ciancia a ciancia,
io ti dico non convinci
la chiamavi evoluzione
e ora ammiri tutta quella distruzion!

Non essere geloso se con gli altri voglio il sol,
non essere furioso se i consumi vanno giù:
con te, con te, con te che vendi l’illusione
io ballo il ballo del neutrone.

Non provocar reazioni se con gli altri voglio il sol,
Non farmi le scenate, se l’eolico è miglior:
con te, con te, con te che non hai persuasione
io ballo il ballo del neutrone.

Lentamente, ciancia a ciancia,
io ti dico non lo amo
tu mi dici che è più bella
l’energia della brutta mattonella!

Non essere geloso se la forza vien dal sol,
non essere furioso se col vento puoi volar:
con te, con te, con te che non hai più passione
io ballo il ballo del neutrone.

Lentamente, ciancia a ciancia,
io ti dico che non l’amo
tu mi dici che è più bella
intrallazzi per baciar la mattonella!

Non essere geloso se la forza vien dal sol,
non essere furioso se col vento puoi volar:
con te, con te, con te che non hai più passione
io ballo il ballo del neutrone.
amooor.

La centrale di Montalto di Castro

Ciclismo urbano contro l'arroganza del potere

Benzina, Nuovi rialzi, verde a quota 1,48 euro e diesel a 1,36

Roma, 5 gen. (Apcom) - Questa mattina - secondo il monitoraggio della 'Staffetta quotidiana' - a ritoccare i prezzi sono state TotalErg e Ip. Per la prima c'è stato un rialzo di 0,5 centesimi al litro su benzina e gasolio, con prezzi medi che toccano quota 1,481 euro per la verde e 1,361 euro per il diesel. Anche Ip ha aumentato i listini di 0,5 centesimi per i due prodotti, portando i prezzi medi a 1,475 euro per la benzina e a 1,355 euro per il gasolio.
Firma anche tu l'appello qui.
«A ciascuno il suo problema: per quel che mi riguarda, è il cerchione posteriore rotto della bicicletta che mi preoccupa. Per due giorni visito tutti i negozi della città, e non sono pochi, alla ricerca di un cerchione nuovo. Alla fine, sono costretto a comprare una Forever intera, una mountain bike cinese, a 70 dollari! In questo momento le due bici sono nella nostra camerata, trasformata per l'occasione in un'officina meccanica. Conoscendo la cattiva qualità del materiale cinese, mi rassicuro pensando a Ralph Obree [il nome corretto è Graeme Obree, n.d.r.], ciclista amatoriale, che ha costruito la sua bicicletta con le proprie mani, piazzando il cuscinetto a sfere della sua lavatrice nella pedaliera, prima di battere il record mondiale dell'ora».

Claude Marthaler, Il canto delle ruote, Ediciclo, Portogruaro, 2008, p. 61.


Graeme Obree in sella alla sua bici autocostruita, denominata "Old Faithful".

Il 16 luglio del 1993 lo scozzese volante decise di attaccare il record dell'ora detenuto da Francesco Moser (51.151 Km). Sede designata il velodromo Vikingskipet di Hamar, Norvegia. Il tenativo fallì di circa 1 chilometro. Dato che aveva prenotato il velodromo per 24 ore, Obree decide di ritentare all'indomani. Senza aver quasi dormito e aver bevuto litri d'acqua facendo stretching. Obree fissò il nuovo record dell'ora a 51.596 chilometri, superando il primato di Francesco Moser di 445 metri.

martedì 4 gennaio 2011

«Poeta si nasce e ciclista si diventa. basta un poco di attenzione, di pazienza e di buona volontà; nessuna speciale ttitudine è richiesta ed è necessaria. Gli antichi dicevano a dispregio di un uomo:"neque litteras didicit nec natare": - è analfabeta ed ignora l'arte del nuoto. Può essere che un giorno o l'altro si giudichi infelice e degno della universale commiserazione chi non sappia leggere né scrivere né valersi della bicicletta. la parafrasi sarà ultramoderna ma geniale».
Umberto Grioni, Il ciclista, Hoepli, Milano, 1910, p. 51. 
Ufficio Stampa Verdi - Regione Lazio
Comunicato stampa. Roma 3 gennaio 2011 

Mobilità sostenibile
Bonelli (Verdi): «Dai Verdi soluzioni per la mobilità ciclistica. Parcheggi e carrozze attrezzate per le biciclette».
«Con due emendamenti inseriti nella manovra regionale del bilancio, noi Verdi, siamo riusciti a dare almeno un segnale che instradi Roma in direzione di un miglioramento della mobilità individuale. – afferma il Presidente nazionale e Capogruppo in Regione dei Verdi, Angelo Bonelli. – Favorire la mobilità ciclistica, infatti, è una delle ricette utilizzate in tutta Europa per diminuire la congestione e l’inquinamento, ma a Roma ciò non è possibile in assenza di politiche strutturali e integrate che facilitino l’uso delle biciclette. Per questo motivo abbiamo presentato due emendamenti che vanno in questa direzione. Il primo consentirà di realizzare dei parcheggi per biciclette sulla linea Roma-Ostia cosa che assicurerà la sicurezza dei propri mezzi ai cittadini che utilizzano il treno per raggiungere il centro, mentre il secondo prevede l’adeguamento del 10% delle carrozze della metropolitana per il trasporto delle biciclette. Si tratta di due primi provvedimenti strutturali che, anche se non rimediano assolutamente al taglio drastico al trasporto pubblico locale per 200 mln di euro voluto da Tremonti e avvallato da Polverini, possono rappresentare un piccolo segnale verso una maggiore sostenibilità dei trasporti».
Giro una interessante iniziativa che si terrà a Roma domenica 9 gennaio 2011.  Si chiama *Le arance non cadono dal cielo*. Un modo per aprire gli occhi sulla provenienza del cibo che mangiamo e sulle potenzialità dell'agricoltura urbana e suburbana.

Iniziativa cittadina per ricordare Rosarno. Tra il 7 e l'8 gennaio  del 2010 più di 2500 lavoratori Africani si sono ribellati alle violenze e alle condizioni di sfruttamento che subivano come braccianti agricoli. Oggi ancora nulla è cambiato.

PROGRAMMA
9:00 – 13:00 Raccolta nomade delle arance dei giardini pubblici e dei giardini dei privati che vogliono aderire all’iniziativa
la mappa per gli appuntamenti  e per segnalare gli agrumi 

Dalle 13:30 al CSOA Ex Snia (via Prenestina 173, Roma).
Pranzo Sub-Sahariano e preparazione collettiva di marmellata con i frutti raccolti.

16:30 Rosarno è ovunque: dal Trentino alla Sicilia la filiera tutta italiana dello sfruttamento.
Partecipano l’ALAR (Assemblea dei Lavoratori Africani), Equosud, delegazione dei lavoratori africani di Castel Volturno, Rete dei GAS del Lazio, Osservatorio Antirazzista Pigneto Tor Pignattara.

17:30 Spettacolo di teatro forum 'La Spremutina Africana'  

Il ricavato della vendita delle marmellate andrà a sostegno della Cassa di Mutuo Soccorso per i Lavoratori Africani di Rosarno a Roma.
 

PUNTI DI RACCOLTA ATTIVI (e molti altri si possono attivare):

1. Villa Aldobrandini(Via Mazzarino, 1 - via Nazionale)
2. Quartiere Pigneto (Piazza Copernico)
3. S. Alessio (via di S. Sabina)
4. Villa Celimontana, ingresso da via di San Paolo della Croce
5. Quartiere Prati (Piazza Strozzi)
6. Ospedale Policlinico Umberto I (entrata su viale Regina Elena)

e tutti gli agrumi di cortili, giardini e terrazze private che vorrete condividere 

COSA PORTARE:
Per la raccolta:
- forbici da cucina o cesoie
- cassette
- spremiagrumi e bicchieri (meglio se non usa e getta) per offrire spremute ai passanti
- rastrelli e raccoglifrutti
- spago
- scala

Per la marmellata:
- barattoli di vetro con coperchio lavati
- coltelli e tavolette

PER TUTTI QUELLI CHE VOGLIONO PARTECIPARE al PROSSIMO INCONTRO ORGANIZZATIVO 
martedì 4 Dicembre ore 19 presso il CSOA ex Snia, via Prenestina 173 in cui, tra l’altro, faremo le strisce di stoffa da lasciare sugli alberi, portate pezzi di stoffa o lenzuoli, pennelli e vernici.

Rosarno è ovunque. La filiera agricola "tutta italiana" continua a produrre con il lavoro nero e il caporalato. La Grande Distribuzione stabilisce i prezzi di mercato e continua a fare i suoi profitti con l'iper-sfruttamento delle braccia di centinaia di migliaia di migranti.
Le arance non cadono dal cielo, ma sono delle mani che le raccolgono.  Perchè sulle nostre tavole non ci siano più i prodotti dello sfruttamento.

lunedì 3 gennaio 2011

«Ben Underwood, un ragazzo straordinario che perse la vista quando aveva 3 anni e che è morto nel 2009, a 16 anni aveva elaborato un'efficace strategia, simile a quella dei delfini, che gli permetteva, emettendo schiocchi a ritmo regolare, di avvertirne l'eco sugli oggetti vicini. Era diventato così abile che poteva andare in bicicletta».

Oliver Sacks, "Beautiful mind", La Repubblica, 3 gennaio 2011, p. 39.